Le finestre di Michele. Scafati. Commissione straordinaria, occorre più dialogo e meno burocrazia

L’amministrazione comunale di Scafati, come è noto, è stata sciolta per infiltrazioni camorristiche dal gennaio 2017, e la città è guidata da una commissione straordinaria da oltre un anno. Premettiamo che non vogliamo entrare, in questa sede, nel merito delle ragioni dello scioglimento e delle vicende giudiziarie, complesse ed ancora da approfondire. Sicuramente, però, possiamo dire qualcosa su ciò che si sta constatando circa l’operato della commissione e sulle sensazioni che ne hanno molti cittadini.

Non è facile amministrare una città di oltre 50.000 abitanti, è ancora più complesso se non la si conosce, se non la si vive e se non si è presenti 24 ore al giorno tutti i giorni. Almeno su questo, tuttavia, i commissari possono fare non molto. Certamente hanno fatto degli sforzi per far funzionare la macchina comunale in maniera diversa e rinnovata, e qui nasce una prima notazione non del tutto positiva. Gli uffici ed i dipendenti comunali, per la maggior parte, sembrano più indirizzati a mantenere un atteggiamento di rigidità assoluta, fine a se stessa, che i cittadini avvertono oramai come un distacco crescente e poco o per niente interessato ai problemi anche minuti e quotidiani.

Qualche esempio aiuterà a capire meglio. Se si vuole presentare una pratica anche per una manutenzione straordinaria il cittadino o il suo tecnico che devono recarsi all’ufficio preposto per informazioni, devono presentare una richiesta di ricevimento al protocollo, non essendo mai accessibili liberamente gli uffici comunali. Occorre attendere alcuni giorni, a volte anche settimane, prima di ricevere una telefonata di convocazione per un determinato giorno ad una determinata ora. Se la vicenda, poi, riguarda più funzionari la cosa si complica in maniera paradossale in quanto non sempre si può parlare contemporaneamente con entrambi. Risultato? Settimane per poter ottenere risposte – se si ottengono – che dovrebbero aversi in tempo reale. Perfino richieste di accesso agli atti vengono riscontrate genericamente con invito a fare ulteriore richiesta di appuntamento. Un ufficio pubblico dovrebbe essere un ufficio pubblico ed oltre a fissare aldilà giorni ed orari per l’apertura, non dovrebbe ergere barriere nei riguardi dei cittadini e degli operatori.

Sicuramente manca poi una informazione anche preventiva circa le scelte che pure si stanno operando sulle opere pubbliche da eseguire e su quelle che si pensa di accantonare. Il Piano Urbanistico Comunale, che dovrebbe essere redatto entro la fine del 2018, sembra non essere assolutamente tra gli obiettivi della Commissione. Analogamente il Piano di Insediamenti Produttivi di via Sant’Antonio Abate, che al di là dell’esame della situazione del contenzioso, sembra sia stato parcheggiato su un binario morto, mentre sarebbe stato fondamentale avviare una interlocuzione con la Regione Campania per eventuali finanziamenti, come pure era stato suggerito da tempo e da più parti. Le carenze circa la pulizia della città, la manutenzione stradale e la pubblica illuminazione sono evidenti anche se va dato atto che qualcosa pare stia migliorando.

Una commissione straordinaria che potrebbe rimanere nella nostra città anche più di due anni, non può limitarsi all’ordinaria amministrazione come un commissario ordinario insediato per pochi mesi, e volente o nolente deve fare anche scelte programmatiche che si auspica maggiormente condivise, e con una maggiore apertura nei riguardi della città. Aprendo il Palazzo anche fisicamente alla città. Ci attende forse ancora un anno. Speriamo vada meglio. E forse come sostengono anche esponenti politici di rilievo, è il caso di pensare alla revisione della legge sullo scioglimento, visto che indubbiamente in origine si ritenevapotesse riguardare essenzialmente comuni di poche migliaia di abitanti, sciolti per mafia, mente oggi appare inadeguata per contesti più complessi.

Ingegnere Michele Russo