L’economia italiana è realmente a rischio?

Una domanda che in molti si pongono in queste settimane nelle quali l’economia italiana sembra essere nuovamente tornata nell’occhio del ciclone. L’allarme è partito da alcuni media di livello internazionale, su tutti il noto Wall Street Journal, che hanno messo in evidenza il rischio di tenuta dei conti del nostro paese. Come sempre poi sono arrivate immancabili le opinioni della agenzie di rating, vero e proprio spauracchio dell’economia mondiale dal 2008, anno di inizio della crisi, ed in particolare Moody’s che ha lasciato in stand by il giudizio (ovvero il rating, per l’appunto) sul nostro paese rimandando il tutto alle prossime settimane.

In sostanza focus esterni che mettono in dubbio l’economia italiana in un momento in cui si sta cercando di uscire da uno stallo politico durato a lungo. Le incertezze prima della nascita del Governo hanno portato un po’ di nervosismo sui mercati con i grandi investitori restii a puntare sul nostro; come si può leggere poi sul giornale di informazione economica Abcfinanze.com, si è tornato a parlare anche di rating, ovvero del differenziale del prezzo tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, presi a riferimento, che nelle ultime ora starebbe nuovamente salendo.

In sostanza i soliti allarmi già vissuti negli scorsi anni che mettono il nostro paese sotto la lente dei grandi poteri finanziari. Qualcuno, forse con un pizzico di spirito “complottistico”, vede in tutto ciò anche un tentativo di screditare il nuovo Governo Lega / M5S gettando incertezza sul nostro paese: speculazioni che non sarebbero poi nulla di nuovo perché, in fondo, ci sono sempre state.

Tornando alla stampa internazionale, ciò che il Wall Street Journal ha voluto evidenziare è che con l’uscita della Grecia dal commissariamento durato 8 anni potrebbe essere proprio l’Italia a raccogliere il poco gradito scettro di paese gravato da una forte crisi economica. Il tutto accompagnato da previsioni molto poco ottimistiche legate al comportamento delle grandi aziende che potrebbero dare il via ad una fuga di capitali dal nostro paese verso lidi meno burrascosi.

Come sempre in questi casi il cittadino ordinario può fare ben poco preso da queste differenti opinioni; può soltanto decidere se cedere alle campane allarmistiche o se andare avanti senza lasciarsi intimorire eccessivamente. In sostanza, per dirla con un adagio che ha sempre il suo fascino oltre che la sua valenza, stabilire se guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.