Angri. Riqualificazione MCM. La proprietà diffida il Consiglio Comunale

Nell’atto legale, regolarmente protocollato, nella parte conclusiva, la proprietà invita “gli organi in indirizzo a non adottare provvedimenti che possano determinare ulteriori ritardi"

Angri area ex MCM
Angri area ex MCM

“Piano di riqualificazione area ex MCM”. Un “atto di significazione” corposo, quello inviato dal gruppo AR, nella persona del legale rappresentante Walter Russo, al sindaco Cosimo Ferraioli, al presidente del consiglio Comunale Gianluca Giordano, ai consiglieri comunali e al segretario generale. Quattordici pagine per sancire i propri diritti alla riqualificazione di un’area asciata nell’indifferenza per ventitré anni e oggi al centro dell’attenzione di gran parte della politica locale.

Una lunga storia iniziata con l’era Postiglione e oggi finita sui banchi della discussione politica e consiliare. Le opposizioni si sono riunite pubblicamente a discutere del “patrimonio” e di questo importante processo di trasformazione urbana nel centro cittadino. Nell’atto legale Russo chiarisce in maniera esplicita “limitando la propria legittima aspettativa riducendo notevolmente il dimensionamento della propria proposta progettuale ritenendo di dovere soddisfare le esigenze sempre più sentite del territorio “ condividendo le indicazioni dell’amministrazione per la “realizzazione in favore dell’Ente di improntati infrastrutture, a oggi totalmente carenti all’interno del territorio”.

Nell’atto legale, regolarmente protocollato, nella parte conclusiva, la proprietà invita “gli organi in indirizzo a non adottare provvedimenti che possano determinare ulteriori ritardi alla conclusione del procedimento di assenso edilizio” o di ritardarne l’attuazione. Il legale del gruppo AR ha inoltre specificato, che ogni atto dell’assise che ha dato il via libera al progetto, sarebbe illegittimo. La stessa proprietà, in caso di ostacoli o di aggravio del procedimento” si riserva di rivolgersi all’autorità giudiziaria e d’intentare, eventualmente sussitesse “un’azione di risarcimento del danno da ritardo nei confronti dell’Amministrazione comunale”. La discussione sembra incardinarsi.