Angri. Dieci anni senza il “direttore” Giovanni Guastatore

Oggi, che sembra ieri, sono passati dieci anni da quando il direttore andò via per sempre in punta dei piedi abbandonando quel su grande “progetto” che era la vita

Giovanni Guastatore
Giovanni Guastatore

Dieci anni senza la sua vivace presenza. Una polverosa barchetta di carta è ancora posta sul davanzale di quella finestra. Un ricordo infantile della scuola del “Direttore”. Amava farsi chiamare così il professore Giovanni Guastatore primo storico dirigente scolastico del III Circolo di Angri. Il suo amore per la scuola di Via Dante Alighieri era tutto raccolto e compresso tra il giardino delle ochette, delle divinità e l’Italia in miniatura che faceva da collante tra i due plessi della vecchia scuola che non c’è più. Oggi quei ricordi e gli echi del passato si mescolano tra la polvere e l’asfalto del parcheggio del nuovo costruendo plesso scolastico che, come una gomma, ha cancellato un pezzo di storia: le ruspe qualche anno fa demolirono l’Italia in miniatura, capolavoro di fantasia impastato al cemento, progettata dal direttore Guastatore e realizzata con paziente sudore dal compianto Franco la Valle.

In questo posto, se si resta in silenzio, è quasi possibile sentire le voci di un passato nemmeno troppo remoto. Si sente ancora la voce del direttore Guastatore, di Franco, delle maestre Pina Paolillo e Ada Troise, del maestro Aversa da tempo al fianco del loro capo. Sembrano ancora esserci qui, in qualche angolo, in questo posto che distribuisce il grande dono del sapere ai cittadini di domani. La scuola è cambiata profondamente in ogni sua accezione e di quel Terzo Circolo se ne conserva traccia su uno scaffale polveroso nel più moderno e funzionale plesso del primo lotto. Statue, edifici storici e monumenti, oggetti in miniatura che il direttore Guastatore usava, come scacchi, per narrare gesta verosimili.

I personaggi li poneva sul suo presepe internante. Oggi, che sembra ieri, sono passati dieci anni da quando il direttore andò via per sempre in punta dei piedi abbandonando quel su grande “progetto” che era la vita. La sua assenza non si è mai colmata se non di ricordi sporadici. Giovanni Guastatore era un visionario e aveva visto oltre quella scuola che sarebbe velocemente cambiata nell’arco di un decennio. I suoi spazi vivevano, erano carchi di fantasia, alle regole spesso preferiva i colori e una strana umanità. Davanti al suo ufficio volle con l’aiuto di Franco il suo piccolo “eden” con papere e ninfe. Per lui la scuola non era altro che la continuazione della casa e la visse con proverbiale intensità. Quella scuola oggi non c’è più ne materialmente e ne eufemisticamente.