Angri. Piazza Annunziata, degrado tra spazi vuoti e mancanza di proposte

Anche in questa parte di “paese” la crisi del commercio ma più complessivamente quella economica e sociale, ha inciso in modo pesante la sua impronta

Angri. Piazza Annunziata
Angri. Piazza Annunziata

Piazza Annunziata centro pulsante della vecchia città. Le epiche partite di calcio dello scorso secolo riecheggiano ancora tra l’asfalto della piazza vuota. Anche in questa parte di “paese” la crisi del commercio ma più complessivamente quella economica e sociale, ha inciso in modo pesante la sua impronta. In questa antica agorà più che la mancanza di attività commerciali è venuta a mancare progressivamente la presenza umana. Pochi i punti di ritrovo per chi ancora crede nel contatto sociale.

Centri aggreganti: due bar che accolgono ancora i cultori del caffè, del cornetto e della chiacchiera canonica. In questo spazio Alfonso Mauri, titolare del bar Centro Zero, per diversi anni si è fatto strenue promotore di tante iniziative aggreganti senza il concreto supporto delle locali amministrazioni. La piazza andrebbe rivista urbanisticamente. Tra l’antica piazza con il suo incolto parco arboreo e la strada di collegamento con Via Cervinia c’è uno spazio inutilizzato delimitato da bruttissime fioriere. Un’area incessabile per la sosta veicolare e scarsamente inutilizzata per attività e manifestazioni.

Questo spazio inutilizzato potrebbe essere una valida soluzione anche per l’endemica assenza di stalli per la sosta, un vero calvario per residenti, automobilisti ed esercenti costretti a lavorare con la costante presenza degli agenti della Polizia Locale. La piazza è tenuta in cattivo stato per la mancanza di manutenzione programmata. I rami dei pini hanno praticamente scardinato il tappeto d’asfalto fatto durante l’ultimi improvvisato restyling elettorali del 2015 creando anche qualche contenzioso al comune per la caduta e il ferimento di passanti. La Piazza aspetta di essere rilanciata ma mancano volontà, denaro e, sopratutto, idee concrete. Il passato chiede giustizia.

Luciano Verdoliva