Sarno. La frana ventuno anni dopo, la memoria non si cancella

Il tempo non ha lenito quel dolore. Il fango assassino, sceso disordinatamente dalla montagna, senza incanalarsi nei canali strappò alla vita 160 persone

Sarno frana
Sarno frana

Le ultime rovine e la lapide di Ungaretti ricordano una ferita che rimane indelebile, un simbolo del territorio ferito. La vegetazione in questi 21 anni, crescendo rigogliosa, ha fatto da benda alle ferite del Monte Saro. La sera del 5 maggio 1998 quei monti per tanti amicali divennero spietati assassini vomitando detriti e fango sulla città. A Sarno la pioggia insisteva ininterrottamente da giorni.

Il tempo non ha lenito quel dolore. Il fango assassino, sceso disordinatamente dalla montagna, senza incanalarsi nei canali strappò alla vita 160 persone. Il fango non risparmiò Quindici, Siano, Bracigliano e San Felice a Cancello. Sarno pagò il tributo più alto. Furono 137 i morti. A Sarno un’intera comunità venne cancellata dalla furia della colata: Episcopio fu cancellato con i suoi vicoli, i suoi borghi, la sua vita.

Quattrocento famiglie furono sfollate. Resta ancora il simbolo di quella nefasta tragedia: il vecchio presidio ospedaliero di Villa Malta nella mesta via Pedagnali. Doveva essere un porto sicuro per i primi feriti ma, nel cuore della notte, l’ospedale si trasformò in una trappola di fango. Tracce di fango ancora visibili sotto le volte del vecchio ospedale ottocentesco come il borgo dove sorgeva. Il tempo in questo spazio è diventato immobile e malinconico. Qui si sono fermati sentimenti e orizzonti di attesa.