Scafati. Niente indennità di fine mandato per Pasquale Aliberti

Niente indennità di fine mandato per Pasquale Aliberti, perché congelata dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose del 27 gennaio 2017

Pasquale Aliberti
Pasquale Aliberti

Niente indennità di fine mandato per Pasquale Aliberti, perché congelata dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose del 27 gennaio 2017. “La sospensione della carica di Sindaco intervenuta per effetto del decreto di scioglimento del Consiglio Comunale, ha determinato come conseguenza che il ricorrente non abbia reso la funzione a vantaggio dell’amministrazione comunale”. Cita una sentenza del Tar di Napoli, l’avvocato Raffaele Marciano, nella sua opposizione al decreto ingiuntivo promosso Pasquale Aliberti per avere la liquidazione di parte delle indennità di funzione e la totale Indennità di fine mandato, che l’ex sindaco ha quantificato in circa 20mila euro. Non solo, secondo lo stesso responsabile dell’Avvocatura di Palazzo Mayer, vi sono discrepanze anche sull’indennità di funzione.

I calcoli di Cacchione

Secondo i calcoli del ragioniere capo Giacomo Cacchione, ad Aliberti spetterebbero soltanto le mensilità di ottobre, novembre e parte di dicembre 2016. Somma trattenuta in virtù della pendenza del giudizio innanzi alla Corte dei Conti relativamente ai progetti obiettivo 2008-2009-2010. Il contenzioso in essere è pendente davanti al Tribunale di Nocera Inferiore. Aliberti però tira dritto, convinto di aver pagato ben oltre l’importo di 13mila euro che la Corte dei Conti lo ha condannato a pagare. La stessa sentenza che vede condannati a pagare anche il sindaco Cristoforo Salvati e il Presidente del Consiglio Comunale Mario Santocchio, rispettivamente per 21mila e 13mila euro.

“Gli stessi, pur ricoprendo un incarico istituzionale, non hanno provveduto a sanare l’eventuale debito – scrive il 12 settembre l’ex primo cittadino alla segretaria comunale Giovanna Imparato – premesso che nella sua precedente nota ha chiarito che l’esecutività della sentenza viene superata dal ricorso in appello che io ho prodotto (e per lo stesso motivo non crea cause di incompatibilità per Salvati e Santocchio, ndr) volevo essere informato secondo quale norma mi viene trattenuta la somma di 20mila euro, notevolmente superiore all’eventuale debito della sentenza di primo grado della Corte dei Conti”.

La risposta di Salvati

A rispondergli è direttamente Cristoforo Salvati. “La verità è che l’ex primo cittadino ha fatto un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento delle mensilità di sindaco dal mese di febbraio al mese di dicembre 2016 e dell’indennità di fine mandato. Il Comune di Scafati si è opposto al decreto ingiuntivo in quanto le mensilità fino a settembre sono state già pagate – puntualizza il sindaco – Inoltre, l’avvocato dell’Ente ha eccepito la legittimità dell’indennità di fine mandato in quanto giurisprudenza consolidata ritiene che in un comune sciolto per infiltrazioni camorristiche, l’indennità non spetti all’ex sindaco. La questione è comunque rimessa al giudice civile che non si è ancora pronunciato”. Alle parole di Salvati fanno eco quelle di Mario Santocchio.

“Come al solito si travisa la verità per strumentalizzare, confondere e destabilizzare l’operato di questa amministrazione, chiamata a risanare l’ente dalle macerie di uno scioglimento, frutto anche di una scellerata gestione della macchina comunale”. Poi, sulla decisione della ragioneria di trattenere la sua indennità fino a concorrenza dei 13mila euro decisi dalla Corte dei Conti Santocchio chiarisce: “il ragioniere Cacchione ha ritenuto opportuno agire in questo modo, in attesa della sentenza di Appello. Se dovessi essere condannato a pagare, lo farò un minuto dopo la pubblicazione della sentenza”. Decisione contestata da Aliberti: “se ci fosse un solo sindaco in Italia che rateizza il suo debito con il Comune compensandolo con le indennità di funzione, io cedo la mia casa al Comune di Scafati”.
Adriano Falanga