Scafati. Incompatibilità consiglieri, trattenere retribuzioni morosi

Bloccare gli stipendi e i gettoni di presenza dei consiglieri e assessori che hanno debiti con il Comune, non solo quelli certi ed esigibili

Scafati comune
Scafati comune

Scafati. “Siano bloccati gli stipendi e i gettoni di presenza dei consiglieri e assessori che hanno debiti con il Comune, non solo quelli certi ed esigibili”.

La proposta
La proposta arriva dal consigliere del M5S Giuseppe Sarconio. “Non possiamo avere consiglieri e assessori che riscuoteranno il gettone di presenza o prenderanno le somme stanziate per lo svolgimento della funzione istituzionale e nel frattempo, non pagano i tributi, o li pagano con i soldi pubblici” aggiunge l’esponente di minoranza. Intanto è giallo sulla lista dei consiglieri comunali e assessori che la Geset ha trasmesso alla segretaria comunale il 27 settembre scorso. Il documento contiene le posizioni tributarie e le eventuali pendenze di tutta l’amministrazione scafatese, da cui nasce il filone degli “incompatibili” e che ad oggi viene tenuto nascosto anche ai consiglieri comunali. Gli unici a finire sull’onda mediatica sono stati Marco Cucurachi e Michele Russo. Entrambi grazie ad un documento prodotto dalla segretaria Giovanna Imparato in cui si annunciava ai consiglieri l’apertura del procedimento per la loro decadenza, da discutere in Consiglio Comunale.

Ma l’atto, diventato poi di dominio pubblico, ha costretto Cucurachi a denunciare la segretaria e successivamente dimettersi, mentre Russo ha rimosso la lite pendente che aveva con l’Ente. Ufficialmente invece restano ancora segretati i nomi dei due assessori e degli altri tre consiglieri, che pure avrebbero sanato le pendenze accertate. Nessuna di queste incompatibilità sarà discussa quindi in Assise. Una circostanza che non piace a Teresa Formisano. “L’aspetto tecnico della questione incompatibilità tocca alla Segretaria Comunale e al Presidente del Consiglio. Loro devono illustrare a noi consiglieri la situazione degli ‘incompatibili’. A me e a tutti i consiglieri spetterà in Assise valutare caso per caso se votare a favore o contro la loro decadenza. Attendo pertanto di sedermi in Consiglio e ascoltare”.

Ma stando a quanto dichiarato dal Presidente Mario Santocchio, sanate le posizioni, nessun deliberato arriverà in Aula. E soprattutto, la lista non è stata ancora resa nota ai consiglieri, chiamati a pronunciarsi. “E’ inaudito che l’atto ci venga negato. Ho fatto formale richiesta il 16 ottobre, e ancora attendo, così come previsto dalle legge e nelle mie prerogative istituzionali” aggiunge la capogruppo di Forza Italia. La stessa richiesta è stata formalizzata anche da Alfonso Carotenuto. “Mi è stato detto che mi avrebbero telefonato. Lunedi mattina sarò al Comune per avere quanto chiesto, vedremo – così il consigliere di Scafati Moderata – sono convinto che un buon padre di famiglia deve essere da esempio per i suoi figli . Come possiamo pensare di avere rispetto se prima noi non abbiamo rispetto”.

Riservatezza dell’atto
L’atto è tenuto riservato pare perché la Procura ha avviato gli accertamenti del caso, ma non si può escludere una nuova fuga di notizie. “Personalmente la settimana prossima mi recherò al Comune per chiedere la presa visione di quest’atto. È una questione di principio, la trasparenza e i diritti di chi rappresenta il popolo vanno rispettati e non calpestati – spiega ancora Giuseppe Sarconio – dieci giorni fa ho potuto constatare come i dirigenti comunali non hanno sempre rispetto dei diritti di noi consiglieri. A tal proposito, inviai una nota precisa e circostanziata al Presidente del Consiglio dove gli rendevo note le difficoltà che avevo avuto nella presa visione di alcuni atti. La Segretaria Comunale che dovrebbe garantire la trasparenza e il buon andamento delle regole, ancora una volta non si sta dimostrando impeccabile. Dopo più di quattro mesi sta ancora a chiedere documenti, integrazioni e chiarimenti come dimostra la nota ultima indirizzata alla Geset Spa”.

Una nota in cui potrebbero emergere altri profili di incompatibilità, a danno di due consiglieri ritenuti “responsabili in solido” di debiti tributari accertati nel loro nucleo familiare. Insomma, la parola fine sembra ancora lontana. Magistratura permettendo, alla quale sono stati trasmessi gli atti e le autocertificazioni di coloro che hanno dichiarato l’assenza di debiti, salvo poi essere scoperti e andare ad azzerarli.
Adriano Falanga