Angri. Maltempo. Località Avagliana, quando la gente annega…

“Nella politica e nelle amministrazioni locali e regionali degli ultimi cinquant’anni c’è stata tanta approssimazione, scarsa conoscenza del territorio e tanto clientelismo che ha portato a questi risultati”

Angri dragaggio Rio Sguazzatorio
Angri dragaggio Rio Sguazzatorio

Notti in bianco. Quando arriva la pioggia, in maniera particolarmente violenta in questa stagione, gli abitanti di Via Orta Longa, in località detta Avagliana, confine tra Angri, Sant’Egidio e San Marzano sul Sarno, passano le loro giornate e, soprattutto, le loro notti insonni a difendersi da quel nemico storico rappresentato dai grossi volumi di acqua che inonda colture e case.

La pioggia si allea bene con le criticità del dissesto idrogeologico, rappresentato dalla falda acquifera superficiale e dalle sempre più frequenti esondazioni del rio Sguazzatorio, il corso d’acqua al centro di tante passerelle e di ragionamenti politici. Servirebbe una bonifica complessiva del tratto di fiume confluente del Sarno ma fino a oggi oltre ai ripetuti, quanto inutili, sopralluoghi non si è fatto altro per somma disperazione di chi vive a pochi passi dalle sponde. Una vita vissuta tra emergenze ed evacuazioni più o meno traumatiche a cui sembra difficile ora porre un serio rimedio. Domenica scorsa gran parte degli abitanti nella zona sono stati evacuati grazie all’intervento dei volontari della Protezione Civile.

“Uno stato di emergenza che non può essere più tollerabile, una vera disperazione senza rimedio che tenga” come affermano molti degli abitanti che tentano di proteggere le loro terre e i loro sacrifici con l’ingegno: sacchi di sabbia, pavimenti messi in rilievo, muri di cemento armato a difesa delle case e delle colture, ma tutto sembra essere inefficace quando l’acqua filtra prorompente dal sottosuolo in quest’area decisamente con caratteristiche morfologiche tipiche del paesaggio alluvionale. Nessuno, nel tempo, avrebbe previsto che questa parte di territorio un giorno potesse soffrire pesantemente questi disagi e improvvisi e traumatici sgomberi. Questo è frutto maturo di una politica populistica e approssimativa.

“Fino a pochi mesi fa i sindaci che si sono succeduti stavano ancora sul posto a chiedersi come uscire da questo scandaloso stallo frutto di una politica senza programmazione ne conoscenza del territorio” dice amareggiato uno dei tanti abitanti della zona. Politici e tecnici che quasi sembrano alle prese nella risoluzione del “cubo di Rubik”. “Nella politica e nelle amministrazioni locali e regionali degli ultimi cinquant’anni c’è stata tanta approssimazione, scarsa conoscenza del territorio e tanto clientelismo che ha portato a questi risultati” dice con amarezza un’anziana signora che di allagamenti ne ha visti indicando le pareti di casa ormai ammuffite dall’umidità, un “parato” venoso che penetra da quel sottosuolo violentato dalla mano dell’uomo e da una scellerata politica di cementificazione che ha sottratto all’eco sistema spazi vitali.

Questa terra è anche riconosciuta proprio per la sua fertilità ma oggi si è ridotta ad una distesa di fango, detriti e tanta plastica “vomitata” dal Rio Sguazzatorio una volta paradiso di anatre, oche, varietà di pesci di acqua dolce, anguille e perfino rane e anfibi quasi sconosciuti ai più piccoli abitanti di questa autentica infernale palude “Stigia” dell’agro. Da qui non si scappa e sarà difficile che bonifiche, geni e amministratori futuri trovino, a breve, una soluzione a queste inondazioni che nemmeno fanno più notizia nell’epoca della “resilienza social”.
Luciano Verdoliva