Saretto, resta la paura e molti vogliono andarsene. “Lasceremo queste case”

Dopo l’allerta meteo si cerca di ritornare alla normalità ed il primo passo a Sarno è stato quello di ritornare nelle abitazioni a ridosso del Saretto. Trecento persone che ieri, con borsoni stretti nelle mani e bambini tra le braccia, hanno ripercorso quelle stesse strade, vicoli e rampe per cercare tra le pareti di casa la quotidianità di sempre.

Eppure non è la stessa, il fango scivolato a valle nella notte tra domenica e lunedì ha risvegliato la paura, forse mai sopita, della frana. L’acqua carica di detriti venuta giù come un fiume in piena, lungo le strade sfiorando le abitazioni ha fatto temere il peggio. L’evacuazione, poi, ha completato il quadro del pericolo imminente, rendendo chiaro il grave rischio idrogeologico. I Saretto, che il 5 maggio 1998, come barriera naturale, aveva protetto l’abitato del centro storico contenendo le colate rapide di fango del retrostante Monte Saro, oggi rappresenta il vero pericolo per i cittadini. L’incendio dello scorso 20 settembre ha lasciato sul versante distrutto materiale in eccedenza, ha reso fragile la collina e gettando nello sconforto i residenti.

I residenti 

“Siamo spaventati, non ci sentiamo più al sicuro. Torniamo nelle nostre case, ma le lasceremo alla prossima allerta meteo?”. Giuseppe vive da sempre in via Mazzini, dove è cresciuto nella casa costruita da suo padre e dove ha giocato per anni lungo i vicoletti che conducono alla collina del Saretto. Conosce i luoghi, tutte le persone del posto. “Non so se resteremo qui a vivere – dice – Io ho dei bambini, non posso pensare siano in pericolo quando piove. Onestamente, io e mia moglie non avevamo mai pensato di lasciare questo posto, ma oggi ci stiamo riflettendo. Abbiamo vissuto già il terrore dell’incendio, ora ci tocca vivere questa nuova emergenza”. Il rogo, causato da cinque ragazzini che hanno giustificato il gesto parlando di “un gioco ed uno scherzo ad un compagno”, ha generato notevoli ripercussioni sull’ecosistema, essendo andati distrutti circa 20 ettari di rimboschimento e 5 ettari di macchia mediterranea, la cui ricostituzione risulta particolarmente onerosa e conseguibile esclusivamente attraverso interventi eccezionali. Gli esperti dei Carabinieri della Forestale hanno stimato che per ripristinare lo stato dei luoghi e per provvedere al rimboschimento delle aree colpite sarà necessario un periodo superiore a venti anni.

I lavori di messa in sicurezza 

Intanto, sono state avviate da tempo le prime opere di messa in sicurezza, con fondi stanziati dalla Regione Campania in somma urgenza. Gli interventi hanno riguardato la stabilizzazione dei costoni a rischio crollo, la realizzazione di reti di protezione delle aree rocciose più critiche, la costruire di muretti a secco per circoscrivere e imbrigliare le aree a rischio. “Sapevamo che la pioggia avrebbe creato delle criticità – ha spiegato il sindaco Giuseppe Canfora – Per questo avevo chiesto la messa in sicurezza il giorno dopo l’incendio. Per fortuna i primi interventi effettuati hanno mitigato il rischio. Bisogna continuare per la sicurezza dei cittadini”.