Scafati. Consiglieri comunali morosi: 100mila euro di debiti con il Comune

La Geset certifica alla segretaria comunale tutti gli amministratori con pendenze tributarie verso l'Ente. In due già destinatari di avvisi di garanzia, a cui potrebbero seguirne altri.

Scafati Consiglio Comunale
Scafati Consiglio Comunale

Erano circa 100mila gli euro che gli amministratori scafatesi, tra giunta e consiglieri comunali, avevano omesso di pagare alla Geset nel momento in cui sono stati ufficialmente investiti dalla nomina istituzionale. E’ quanto emerge dalla famosa lista che l’ex società affidataria della riscossione tributi ha comunicato alla segretaria comunale Giovanna Imparato il 27 settembre scorso. Un documento ad oggi tenuto ancora scrupolosamente riservato, tanto che la Imparato non lo ha consegnato neanche ai consiglieri comunali che pure ne hanno fatto richiesta. In quella lista vi sono le posizioni tributarie dei 25 consiglieri comunali, Sindaco e Presidente del Consiglio compresi, e di sei assessori su sette componenti l’esecutivo. Lo spaccato che emerge non è rassicurante, perché ad essere debitori verso l’ente da loro amministrato sono in 19, oltre al contenzioso di Michele Russo che era di natura legale. Entrando nel dettaglio, sono 16 i consiglieri, di cui 4 ritenuti dalla Geset responsabili in solido con i familiari, secondo l’art. 21 del regolamento Iuc approvato il 17 giugno 2015. Dalla giunta nominata da Cristoforo Salvati sono evidenziate tre posizioni, per un totale di circa 15 mila euro. Il grosso è relativo alla tassa sui rifiuti non pagata. I 19 consiglieri in rosso segnano un totale di 85 mila euro, di cui 48 mila certi, liquidi ed esigibili perché esecutivi e 37mila pendenti. Affinché vi siano i presupposti per l’incompatibilità, e di conseguenza per l’apertura del procedimento di decadenza del consigliere moroso, il debito deve essere certo, liquido ed esigibile, e dalla verifiche portate avanti fino ad oggi dalla segreteria di Palazzo Mayer sono in sei (su 19) ad avere avuto tali caratteristiche. Tutti esponenti di maggioranza, che nel momento in cui hanno sottoscritto l’assenza di cause ostative alla loro proclamazione, avevano in realtà debiti pari a euro: 27.900; 6.575; 9.934; 3.631 (quali consiglieri) e 6.846; 6.389 (quali assessori).

GLI ALTRI

Tutti gli altri risultano essere debitori, ma la cifra ancora non è stata definitivamente notificata. Tra questi vi sono anche tre consiglieri di minoranza. C’è chi è indietro con qualche rata dell’imposta sui rifiuti, e chi ha quasi 6mila euro equamente divisi tra Imu e Tari non pagata. Tra coloro che la Geset indica come responsabili in solido figura un debito di ben 14 mila euro, un caso questo che la segreteria, al momento, non ha ritenuto configurante profili di incompatibilità per il consigliere corresponsabile con il familiare, vero debitore. Il procedimento per la decadenza non è mai stato avviato in Consiglio Comunale per nessuno dei cinque consiglieri (e neanche per i due assessori) in quanto tutti hanno successivamente sanato le proprie posizioni, azzerando il loro debito. In sei hanno dovuto mettere mano al portafogli e saldare qualcosa come 48 mila euro di debiti, al contrario di Michele Russo, l’unico che da Palazzo Mayer doveva ricevere soldi relativi ad un risarcimento danni. Resta però, per tutti loro e nonostante la rimozione della causa ostativa, la falsa attestazione redatta in sede di elezione e che ha già comportato per lo stesso Russo e il dimissionario Marco Cucurachi la notifica di un avviso di garanzia dalla Procura di Nocera Inferiore. Non è escluso l’effetto domino per gli altri 5. “Bisogna chiarire i due aspetti della vicenda, il lato amministrativo e quello penale – così Mario Santocchio, Presidente del Consiglio Comunale – Noi abbiamo fatto tutto ciò che la legge prescrive, nel momento in cui il debito è stato azzerato diventa inutile avviare l’iter per la decadenza. Quanto alla responsabilità penale sulle certificazioni prodotte, sarà la Magistratura a portare avanti le dovute verifiche. Resta però una brutta pagina per la nostra città”.

Adriano Falanga