Scafati. Nervi tesi in maggioranza, si cerca la sintesi

Gli animi restano tesi, ma il ritorno al voto non conviene a nessuno. La città non capirebbe e il risultato potrebbe essere disastroso. Si cerca la ricucitura, anche se il ritiro delle deleghe ha il sapore della vendetta

Scafati comune
Scafati comune

Restano ancora tesi gli animi in maggioranza, dopo la sconfitta in consiglio comunale su Ex Equitalia, quando il gruppo Lega-Salvati Sindaco (Scafati al centro) ha votato contro la proposta di delibera, in uno con l’opposizione, all’affidamento della riscossione coattiva dei tributi all’Agenzia delle Entrate. Ufficialmente i toni sono bassi, a parlare in queste ore sono gli emissari. Tra le cinque liste che compongono la squadra di governo a sostegno del sindaco Cristoforo Salvati serpeggia il malcontento, ma l’intenzione è di superare il momento di crisi e affrontare con piglio deciso, con le idee chiare e soprattutto condivise, i prossimi impegni istituzionali. Tra poco più di un mese l’amministrazione sarà chiamata al voto al bilancio di previsione. Votare contro in questo caso significa semplicemente andare tutti a casa e riconsegnare la città alle urne. E il risultato non è affatto scontato, in primis perché il consenso elettorale (già risicato) di maggio è ai minimi storici, e soprattutto su almeno la metà dei consiglieri di maggioranza aleggia concretamente lo spettro della non riconferma. A dirlo sono i numeri. Salvati è primo cittadino con meno di 10mila voti, 700 in più dello sfidante Michele Russo ed entrambi sono riusciti a portare alle urne meno della metà degli elettori (47,34%). Insomma, i due anni di commissariamento avevano consegnato una città economicamente in ginocchio, causando la forte disaffezione e sfiducia nei 40 mila elettori scafatesi, tanto che soltanto in 19 mila hanno partecipato alla tornata elettorale. Cifre che a Palazzo Mayer conoscono bene, assieme a quelle delle magre casse comunali. Ragion per cui diventa impellente trovare una quadra, e ricominciare, semmai si è davvero partiti. Ai dissidenti non è piaciuta la decisione del sindaco di revocare le deleghe a Porpora (canile), Bottone (Pip) e Sicignano (Pubblica illuminazione). Deleghe che sono durate il tempo di firmarle, e ritirate a neanche 24 ore dal voto contrario in aula. Una decisione presa forse sull’onda del “risentimento” dal sindaco, e che, secondo gli alleati squalificati, ha il sapore della vendetta. Ma Salvati si è giustificato: “le deleghe sono incarichi fiduciari del sindaco, e venendo meno la fiducia, mi trovo costretto a revocare i decreti”.

IL CONFRONTO

La riunione di maggioranza post Consiglio ancora non è stata convocata, e il motivo è comprensibile, si vuole evitare un nuovo scontro tra i 15 consiglieri. Meglio aspettare che si plachino gli animi, e nel frattempo, sono gli emissari a tentare i primi approcci. Con ogni probabilità Salvati prima di riunire tutta la sua squadra, cercherà un primo confronto a porte chiuse con i soli rappresentanti di Scafati al Centro ad inizio settimana prossima. In queste ore anche le altre liste stanno facendo un punto. Certo è che dietro a quell’emendamento bocciato, nonostante fosse palesemente lo stesso di Scafati al Centro ma con firme diverse, vi sono Fratelli D’Italia e Identità Scafatese. “Eravamo gli unici presenti in Comune per firmare l’atto, corretto e pronto per il parere dei revisori” si giustificheranno i sei firmatari. “Potevano sottoscrivere il nostro”, la replica dei dissidenti. Rompere però non è intenzione di nessuno, ma fare chiarezza si, ed è ciò che chiedono, ancor prima del consiglio di mercoledi sera, le civiche Insieme Possiamo e Identità Scafatese, pronte a fare “sintesi” pur di frenare l’ascesa dei colleghi. E ovviamente Fratelli D’Italia, che conta su ben 7 consiglieri, pure ha intenzione di rimarcare il suo primato elettorale. Una matassa complicata, ma non impossibile da sbrigliare. Al buon Salvati potrebbe bastare anche una rimodulazione anticipata della giunta, per riportare la barra al centro. Una soluzione che potrebbe lasciare sul campo di battaglia gli assessori Peppino Fattoruso e Maria Pisani, in favore di Mariano Falcone e un noto commercialista in quota Salvati Sindaco. Quote rosa permettendo.

Adriano Falanga