Scafati. Tasse e politici morosi, la lista agita il sindaco: “nessun debito”

Il primo cittadino attacca quelli che puntano l'indice sugli amministratori: "non è giusto sparare nel mucchio, non ho nessun debito con il Comune". La Formisano però punta l'indice: "potevano votare contro Equitalia?"

Fattoruso Salvati Santocchio
Fattoruso Salvati Santocchio

“Io non ho nessun debito con il Comune di Scafati. Ho sempre pagato ogni imposta, così come dovuto”. Cristoforo Salvati, sindaco di Scafati, prende le distanze dalla lista degli amministratori comunali morosi. “Non è giusto sparare nel mucchio, perché così facendo si demotivano le persone perbene che nonostante le tante difficoltà, stanno operando con impegno e sacrificio unicamente per il bene comune”. Salvati su quella lista figura per un residuo di poco più di 300 euro. “Semplicemente l’ultima rata della Tari 2019, in scadenza a novembre e pagata ad ottobre – chiarisce – al contrario di chi invece è andato a pagare diverse migliaia di euro quando ha saputo che la segreteria stava verificando le autocertificazioni”. Distanze anche da Mario Santocchio, Presidente del Consiglio Comunale. “Lo ribadisco ancora una volta, il sottoscritto non ha nessun debito nei confronti del Comune e diffido chiunque a sostenere il contrario”. Su quella lista Santocchio non risulta averi residui di nessuna natura, a confermarlo è lui stesso. “Ribadisco che a creare profili di incompatibilità, così come certificato in precedenza dalla segretaria comunale Giovanna Imparato e come la legge sancisce, è solo l’esistenza di un debito certo, liquido ed esigibile. Una circostanza che dai controlli effettuati è emersa per quattro consiglieri comunali (oltre due assessori). Uno si è dimesso (Marco Cucurachi, ndr) mentre gli altri tre hanno sanato la loro posizione. Tutto ciò che andava fatto, per quanto di competenza di questa Presidenza, è stato fatto. Le altre pendenze che emergono sono riferite a debiti non ancora  definitivi ed esecutivi, e questo non comporta la sussistenza di profili di incompatibilità su cui avviare l’iter per la decadenza. Lo dico soprattutto a chi dall’esterno strumentalizza, confondendo l’opinione pubblica”. Sia Santocchio che Salvati smentiscono di pagare tramite trattenute sulla loro indennità di retribuzione, le somme che la Corte dei Conti ha loro condannato a pagare, in solido con altri ex amministratori, relativamente ai progetti obiettivo 2008/09. “Abbiamo presentato ricorso in Appello, e questo annulla l’efficacia della sentenza di primo grado – chiarisce Santocchio – è la legge che lo dice. Pertanto, non esiste nessun debito mio o del sindaco relativa a questa vicenda”. I 19 consiglieri in rosso segnano un totale di 85 mila euro, di cui 48 mila certi, liquidi ed esigibili e 37mila pendenti. Questi ultimi possono però diventare esecutivi, nel momento in cui non fossero sanati o sgravati, e di conseguenza mettere in condizioni di incompatibilità il consigliere moroso.

L’OPPOSIZIONE

Dopo un lungo “braccio di ferro” con la segreteria comunale, Teresa Formisano è riuscita a prendere visione degli atti relativi all’intera vicenda. Lo definisce un “quadro assurdo” ciò che emerge. “Come si può pretendere di chiedere ai cittadini di pagare le tasse, proponendo addirittura l’affidamento della riscossione coatta di una parte dei tributi all’ex Equitalia quando per primi non si è portatori di buon esempio?”. La capogruppo di Forza Italia lancia un sasso nelle acque già agitate, tornando alla votazione sull’affidamento ad ex Equitalia della riscossione coattiva dei tributi. “Ora si comprende perché l’emendamento alla delibera, proposto dalla sottoscritta e firmato da tutta l’opposizione nell’ultimo Consiglio, non mi è stato permesso neanche di presentarlo, discuterlo e sottoporlo a votazione, per decisione del Presidente”. Emendamento che sostanzialmente chiedeva di tenere conto della pendenze tributarie dei consiglieri comunali, in quanto chiamati a votare un argomento sul quale, probabilmente, c’era un conflitto di interessi. “Poiché Equitalia è una società che dovrà occuparsi di una parte della gestione dei tributi e in particolare delle notifiche anche pregresse ma che ancora non sono in prescrizione”. L’emendamento fu dichiarato non ammissibile, e la proposta bocciata.

Adriano Falanga