Scafati. Debiti tributari, l’ora della verità per i politici.

Domani mattina faccia a faccia con gli inquirenti. In venti sono chiamati a riferire come persone informate dei fatti. La difesa di Cascone e Vaccaro

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Ci sarà praticamente quasi tutta l’amministrazione comunale, domani mattina, negli uffici al secondo piano del Palazzo di Giustizia di Nocera Inferiore. Ai carabinieri che indagano su mandato del procuratore Roberto Lenza, titolare dell’inchiesta sui presunti debiti tributari non dichiarati dai politici, i venti eletti, tra sindaco, assessori e consiglieri (di maggioranza e minoranza) racconteranno la loro versione dei fatti, spiegando il perché il loro nome è finito in quella lista trasmessa dalla Geset a Palazzo Mayer. Per alcuni di loro potrebbe scattare anche l’avviso di garanzia, mentre per altri potrebbe risolversi positivamente. La lista infatti non pone differenza tra i debiti certi, liquidi ed esigibili e quelli ancora da accertare in via definitiva. Condizione necessaria affinché un amministratore pubblico sia incompatibile con il proprio ruolo è la presenza di una lite pendente o un debito diventato esecutivo nei confronti dell’Ente. Vale a dire un importo iscritto a ruolo e non più impugnabile. Due i casi già accertati e dai quali sono scaturiti i primi due avvisi di garanzia, il debito a carico di Marco Cucurachi, e la lite pendente promossa da Michele Russo a cui spettava un risarcimento danni per infortunio stradale. Il primo si dimetterà lasciando spazio a Liliana Acanfora, mentre il secondo rinuncerà al contenzioso. Per entrambi però resta in piedi l’autocertificazione prodotta in sede di proclamazione dove, secondo la Procura, è stato omessa la loro presunta causa di incompatibilità. Il filone delle incompatibilità nasce su due fronti, il primo dietro esposto di Pasquale Aliberti e il secondo come conseguenza delle verifiche portate avanti dalla segretaria comunale Giovanna Imparato. “E’ però inquietante il come qualcuno dall’esterno fosse stato a conoscenza di dati e posizioni tributarie ancor prima che la segreteria ne venisse a conoscenza. Quel qualcuno che prova a destabilizzare in ogni modo l’attività istituzionale a mezzo stalking giudiziario” accusa Mario Santocchio, Presidente del Consiglio Comunale. Una differenza temporale che ha permesso ad altri cinque amministratori, tre consiglieri e due assessori, di sanare le loro posizioni risultate con profili di incompatibilità, ed evitare la procedura di decadenza in Consiglio Comunale. Una circostanza che di fatto ha comportato ulteriori esposti alla Procura, al Prefetto e all’Anac, da parte dell’ex sindaco e della moglie, consigliera regionale Monica Paolino, in uno con alcuni loro sostenitori. Secondo Aliberti c’è stata una chiara volontà di posticipare il consiglio comunale per permettere ai cinque amministratori di sanare la loro posizione. Resta però la presunta omissione in sede di autocertificazione. L’argomento incompatibilità è stato portato in Aula soltanto nell’ultima Assise, quando il Presidente Santocchio, all’una di notte, rese dichiarazioni istituzionali nel merito, ricostruendo la vicenda sotto l’aspetto amministrativo. “Gli ulteriori casi di incompatibilità emersi sono soltanto cinque e in tempi diversi. Il primo in data 12 settembre, il secondo il giorno 19 e gli altri tre il 16 ottobre, per cui le relative istruttorie hanno avuto tempi e cause differenti”. Fatto sta che dal 16 ottobre si arriverà in Aula soltanto il 6 novembre, momento in cui le posizioni erano state sanate, rendendo vane le istruttorie. “Per i casi venuti a conoscenza il 16 ottobre ho riscontrato incompletezza delle proposte di deliberazione presentate dall’ufficio – ha spiegato ancora Santocchio a notte fonda, nell’ultimo Consiglio Comunale – in particolare mancava la firma del dirigente e trattandosi di presunta incompatibilità, mancava l’indicazione dell’importo del debito certo, liquido ed esigibile”. Nelle more della riformulazione delle proposte: “gli interessati si premunivano di eliminare la causa di incompatibilità” conclude Santocchio. Domani mattina chiariranno anche se fossero stati realmente a conoscenza del debito, oppure erano certi di non aver ricevuto notifiche.

Adriano Falanga

CASCONE: dichiarazione disorganica. VACCARO: non sapevo di avere un debito

Colpa di un modulo poco trasparente, “il quale ha ingenerato probabilmente negli eletti un personale convincimento che la situazione in cui si trovava non costituiva causa di incompatibilità”. E’ l’idea di Nicola Cascone, consigliere comunale di maggioranza, anch’esso chiamato a riferire come persona informata dei fatti. L’esponente di Salvati Sindaco non ha dubbi, la vicenda sulle presunte incompatibilità nata da dichiarazioni mendaci sarebbe frutto di una modulistica predisposta dalla segretaria comunale che lui definisce “un papocchio”. “Ancora una volta bisogna assistere ad un papocchio amministrativo che sfocia addirittura in un procedimento penale per cui quasi tutto il Consiglio comunale avrà l’onere di chiarire la propria posizione presso gli uffici della Procura di Nocera Inferiore – spiega Cascone – A parere del sottoscritto si è confusa la procedura prevista dall’art. 41 del TUEL con la dichiarazione prevista dall’art. 20 del D.lgs. 39/13 in merito alla insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità. La peculiarità dell’incompatibilità prevista dal capo II titolo III del TUEL, a differenza dell’incandidabilità e dell’ineleggibilità previsti dalla “Legge Severino”, che fanno decadere ipso facto i soggetti eletti, risiede nel fatto che è possibile eliminare la causa dell’incompatibilità per evitare qualsivoglia decadenza dalla carica stessa, per la quale si instaura la procedura di cui all’art. 69 del TUEL”. L’autocerficazione predisposta e fatta firmare agli eletti, secondo Cascone, poteva generare incomprensioni. Posizione, quella del consigliere di maggioranza, che sarà ribadita agli inquirenti domani mattina in Procura. “Inoltre va considerato che per la Cassazione la natura pubblica dell’autocertificazione vale solo nei casi in cui una specifica norma di legge attribuisca all’atto stesso la funzione di provare i fatti attestati”. Un pignoramento in conto corrente per 1700 euro è il debito emerso a carico di Antonella Vaccaro, relativo a omesso pagamento Tarsu di una ditta individuale cessata nel 2013. “In data 14 novembre sanai la posizione del pignoramento, e da un estratto alla Geset risultava ancora la Tarsu per la ditta individuale e un’altra posizione debitoria riferibile a un contratto di fitto ad uso abitativo chiuso il 5 dicembre 2011 – ricorda la consigliera di Identità Scafatese – fornita successivamente tutta la documentazione attestante la chiusura della ditta e del contratto di fitto, la Geset a dicembre 2018 ha sgravato gli importi non dovuti per un residuo da pagare di circa 1500 euro, che veniva rateizzato e puntualmente pagato”. La Vaccaro riconosce che nella totale buona fede “non potevo sapere che la rateizzazione in corso potesse essere una causa ostativa alla mia carica”. Avendolo saputo in un secondo momento, la consigliera chiederà l’estinzione anticipata, saldando il residuo di 1278 euro. “Dal 21 ottobre alla Geset risulterà un estratto conto a mio nome pari a zero”.

Adriano Falanga