Scafati. Dissesto, l’incubo è più vicino. Il piano di rientro non convince la Corte dei Conti

Tante le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti per evitare il default. Ritardi su alienazione immobili, vendita farmacie, e rinnovo concessioni cimiteriali

Scafati comune
Scafati comune

Ultimo appello per il Comune di Scafati per evitare il dissesto. A due anni e mezzo dalla sua approvazione, il Piano di Riequilibrio per rientrare dal disavanzo di 33 milioni di euro del 2016, è ancora all’esame della Corte dei Conti per la sua definitiva validazione. Il documento fu voluto e deliberato dalla commissione straordinaria nel luglio 2017, e contiene un lungo elenco di misure economiche, tagli e riorganizzazione della macchina comunale, necessari per il rientro dal debito in dieci anni. L’atto arriverà per un primo esame presso la Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali del Ministero degli Interni, che di contro invierà la propria relazione alla Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti lo scorso luglio. Una lunga relazione molto articolata e dettagliata, ma che di fatto non esprime parere positivo, anzi, nella fase conclusiva i commissari scriveranno testualmente: “Il piano del Comune di Scafati non appare conforme ai contenuti richiesti dalle normative di riferimento, riscontrando delle criticità che non permettono di superare le condizioni di squilibrio”. I giudici contabili chiederanno a Palazzo Mayer ulteriori approfondimenti e deduzioni, alla luce anche dei risultati parzialmente raggiunti a due anni dall’entrata in vigore del piano di rientro, e soprattutto con l’insediamento di una nuova amministrazione comunale eletta. Il fascicolo prodotto dal ragioniere capo Giacomo Cacchione sarà trasmesso alla Corte dei Conti ad agosto. A distanza di quattro mesi arriva il riscontro dei giudici contabili. Vengono evidenziate ancora diverse criticità per le quali il 12 dicembre prossimo i vertici istituzionali scafatesi dovranno presentarsi alle 10:30 negli uffici napoletani di via Acton. Da approfondire: Attendibilità della gestione dei residui; la situazione di cassa; la situazione dei debiti fuori bilancio; la situazione degli strumenti di finanza derivata; la gestione delle partecipate e la gestione delle dismissioni del patrimonio immobiliare.

RISCHIO DISSESTO

Sulla gestione dei residui la Corte dei Conti scrive: “Restano poco chiare, se non oscure, le valutazioni compiute dall’amministrazione in ordine all’effettiva esigibilità delle proprie obbligazioni”. Su questo punto i commissari prefettizi avevano previsto l’internazionalizzazione dei tributi, cosa che è avvenuta a maggio ma che ha costretto la giunta Salvati ad affidare, non senza difficoltà, la riscossione coattiva all’Agenzia delle Entrate Riscossione, ex Equitalia. “In questo modo saremo più incisivi davanti ai giudici contabili” aveva detto il sindaco nell’ultimo Consiglio Comunale. In gioco del resto vi sono oltre 2,2 milioni di euro di ruoli in scadenza al 2020. Se un passo in avanti è stato compiuto sulla riscossione dei tributi, la situazione è pressoché in stallo, rispetto alle previsioni, per quanto riguarda l’alienazione degli immobili comunali, il rinnovo delle concessioni cimiteriali e la vendita delle farmacie comunali. Solo queste tre voci pesano sull’intero piano di riequilibrio quasi 15 milioni di euro. A due anni, e più gare andate deserte, su otto lotti Palazzo Mayer è riuscito solo a venderne due, incassando poco più di 53 mila euro sui 2 milioni previsti, mentre dagli 8 milioni di euro stimati (e messi in bilancio) dalle concessioni cimiteriali si è riusciti a incassare nel 2018 circa 280 mila euro a fronte degli 860 mila preventivati. “L’Ente tuttavia non ha fornito evidenza contabile dei suddetti importi”, puntualizzerà la Corte dei Conti. Erano stati quantificati in circa 2 milioni di euro i debiti derivanti dai contenziosi in corso, ma la cifra si è mostrata alquanto provvisoria, in considerazione delle decine di sentenze che continuano ad arrivare a Palazzo Mayer, e che comportano la crescita dei debiti fuori bilancio, di cui la magistratura contabile chiede ulteriori chiarimenti e delucidazioni. Insomma, l’incubo default non è scongiurato, e appare molto più vicino di quanto sembri.

Adriano Falanga