Scafati. La truffa della tassa di soggiorno incassata dai B&B fantasma

Le strutture ricettive applicano anche l'imposta di soggiorno ancora inesistente, da 1 a 10 euro. Mentre la politica discute, regna l'illegalità in un settore in forte crescita.

L’amministrazione comunale lavora per istituire l’imposta di soggiorno, in uno con la regolarizzazione delle decine di Bed and Breakfast esistenti sul territorio, ma di fatto, il balzello fiscale già esiste e viene puntualmente applicato dai gestori delle strutture ricettive. Il punto è che tutto finisce, al netto ed esentasse, nelle tasche dei neo imprenditori turistici, che hanno fiutato il business molto tempo prima delle Istituzioni locali. Del resto, Scafati è un unico agglomerato urbano con Pompei, perché non sfruttare questa vicinanza ai fini turistici? A chiedere l’istituzione dell’imposta di soggiorno è stato il consigliere di minoranza Giuseppe Sarconio, presentando una proposta attualmente al vaglio della commissione Commercio. Una proposta che ha già ricevuto anche il via libera dal primo cittadino Cristoforo Salvati. Nel mentre però l’Ente ci lavora sopra, i B&B locali hanno compiuto passi in avanti, e si sono anticipati, chiedendo ai loro ospiti una imposta di soggiorno che va dall’euro ai 10 euro. Una cifra che in realtà rappresenta solo un surplus sulla tariffa base. All’ufficio Suap di Palazzo Mayer risultano registrate appena 14 strutture di B&B, ma di fatto a Scafati ne operano decine, del tutto sconosciute al fisco ma non alla rete turistico ricettiva. Ad esempio, la nota piattaforma on line Booking.com alla ricerca “Scafati” restituisce (per una data indicativa di un pernottamento al 20 dicembre) una trentina di strutture mentre Airbnb supera le 300 offerte, questo perché il motore di ricerca identifica Pompei con Scafati come unico territorio. I prezzi? Sostanzialmente gli stessi, l’80% delle offerte hanno tariffe che vanno dai 50 ai 100 euro, ma mentre i pompeiani versano l’imposta di soggiorno al loro Comune, a Scafati l’inesistente tassa finisce nelle tasche del gestore, e sarebbe questo il sistema che permette agli scafatesi di essere concorrenziali con i loro vicini di casa.

LA CONFESERCENTI: NECESSARIO INVESTIRE

“Lo sviluppo sempre crescente delle strutture ricettive B&B e case vacanze a Scafati è un fenomeno che non può che considerarsi positivo per la nostra città. Innanzitutto questo è la testimonianza concreta come l’imprenditorialità scafatese è viva e volenterosa di crescere e svilupparsi” così Giovanni Gallo, portavoce della Confesercenti di Scafati. “Chiaramente il tutto deve essere fatto secondo le normative vigenti che il settore impone. L’amministrazione Comunale fa sicuramente bene ad attenzionarsi al problema delle strutture non regolamentate, questo perché Scafati ha bisogno di sviluppo ma di quello sano”. Gallo pone però l’accento sull’assoluta mancanza di servizi pubblici che possano agevolare il settore. Giusto emergere dal sommerso, ma è anche giusto sostenere le nuove attività, e ad oggi la città è palesemente in affanno quanto a raccolta rifiuti, pubblica illuminazione, ma anche e soprattutto capacità di attrarre turisti, come possono esserlo manifestazioni, sagre, eventi in genere e rivalutazione del patrimonio artistico culturale presente sul territorio. “Auspichiamo che l’Amministrazione, accanto all’opera di monitoraggio e controllo delle vecchie e nuove attività nel settore ricettivo, si attivi per implementare tutta una serie di politiche di supporto affinché Scafati possa sfruttare al massimo tutte le sue potenzialità turistiche – puntualizza il commerciante – A tal scopo noi della Confesercenti restiamo a disposizione per qualsiasi confronto e sicuramente daremo il nostro contributo con varie proposte  per realizzare tali obiettivi”. Intanto si scopre che, contrariamente a quanto previsto dall’amministrazione, Scafati è già inserita nella rete turistica della Regione Campania. A lavorarci positivamente sopra fu l’Ascom nel lontano 1994, lo conferma oggi il ristoratore Domenico D’Aniello.

Adriano Falanga