Scafati. Acse, Meriani presenta il conto: “Denuncio chi calunnia”

Il manager dell'azienda partecipata del Comune presenta il conto della sua gestione. Sosta a pagamento, incassati 900mila euro. Differenziata al 62%. In arrivo il cda

Daniele Meriani
Daniele Meriani

Sfiora i 900mila euro l’incasso totale che l’Acse ha ricavato in meno di tre anni dall’internalizzazione della sosta a pagamento. Nello stesso periodo la società partecipata al 100% dal Comune di Scafati, relativamente alla raccolta dei rifiuti, ha chiuso il 2019 toccando quota 61,77% di raccolta differenziata. Il manager dell’Acse Daniele Meriani presenta il conto della sua gestione all’amministrazione cittadina. Un modo per dimostrare, dati alla mano, che la diretta responsabilità di quanto è chiaramente visibile per le strade cittadine, non può essere addebitata a una cattiva gestione della società guidata dal commercialista salernitano, nominato dalla commissione straordinaria. Gli 897mila euro del triennio 2017/2019 hanno fruttato al Comune di Scafati quasi 350 mila di euro di aggio. “Un netto cambio di rotta rispetto al passato, quando il servizio era subappaltato prima ad Aipa spa e poi a Publiparking srl – scrive Meriani – un risultato estremamente positivo, tenuto conto delle oggettive difficoltà incontrate: I lavori lungo la rete viaria, il progressivo decremento degli stalli, la carenza di ausiliari del traffico (attualmente sono 7)”. Meriani sottolinea anche il come il servizio sia partito solo a fine ottobre 2017 e soprattutto creato dal “nulla”, in quanto sia l’organizzazione tecnica che il personale dipendente sono stati distaccati dal servizio rifiuti. A queste cifre vanno poi aggiunte le quasi 4.300 sanzioni amministrative elevate dagli ausiliari, che dovrebbero fruttare alle casse comunali ulteriori 160 mila euro.

Dal 47,2% del 2017 al 61,77% del 2019 è l’incremento avuto sulla raccolta differenziata. Una “contrazione” della frazione secca di ben 3mila tonnellate, che ha portato un risparmio nel costo di smaltimento di circa 450 mila euro. “Risparmio che è servito a compensare l’aumento dei costi per lo smaltimento della frazione umida” chiarisce ancora il numero uno dell’Acse. Le stime per il 2020, secondo Meriani, sono ancora più rosee. Nella relazione trasmessa al primo cittadino, il manager non manca di fare alcune precisazioni, senza risparmiarsi alcune stoccate nei riguardi dei suoi “detrattori”, su tutti, il Partito Democratico. “I dati presentati sono frutto di una esatta e corretta rendicontazione dei pesi registrati agli impianti di destinazione dei rifiuti – ricorda Meriani – e non sono frutto di “giochi di prestigio”, come calunniosamente più volte affermato da alcuni. A tale proposito Acse si riserva ogni azione legale a tutela dei propri diritti, in sede civile e penale”. Secondo l’assessore alle Partecipate Raffaele Sicignano e la consigliera delegata all’Ambiente Daniela Ugliano (entrambi legati con Antonella Vaccaro al gruppo consiliare Identità Scafatese) la gestione Meriani è stata senza dubbio fruttuosa, il problema dei rifiuti per strada è dovuto principalmente alla mancanza di soluzioni e proposte alternative. “Un compito che spetta alla politica” ha pubblicamente dichiarato Sicignano. Una posizione ribadita anche venerdi pomeriggio, quando Salvati ha convocato la sua maggioranza per un vertice proprio sulla prima partecipata scafatese. Le eventuali proposte seguiranno ad un tavolo tecnico coordinato dalla Ugliano, è la decisione della coalizione di governo, mentre la priorità resta il ritorno al cda di nomina politica. Non si capisce in che modo il cda possa cambiare le carte in tavola, se non la certezza di aumentare i costi di almeno 50 mila euro l’anno in retribuzioni, oltre a quella di un direttore tecnico che comunque dovrà guidare la società. Solo Identità Scafatese ha ribadito il suo no al cda (su cui bisogna ancora valutare la fattibilità legale). A capo dell’organo politico potrebbe arrivare l’ex maresciallo della Guardia di Finanza, già consigliere comunale e attualmente consigliere politico del sindaco, Antonio Carotenuto. Impossibile sedersi nel cda per Peppino Fattoruso, a dirlo è l’art.4 del decreto legislativo 39/2013, relativo alla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi negli enti pubblici. Per lui Salvati dovrà trovare un’altra sistemazione.

Adriano Falanga