Scafati. Il Comune vende le farmacie, un affare da sette milioni di euro

Una nuova perizia chiesta dalla Corte dei Conti raddoppia il valore originariamente stimato da un commercialista di Avellino. Necessario incassare almeno 3 milioni di euro

Farmacia comunale
Farmacia comunale

Vendita delle farmacie comunali, il Comune di Scafati raddoppia il loro valore. Doveva essere pronto per le fine del 2019 il bando che avrebbe dovuto cedere le cinque farmacie comunali esistenti sul territorio scafatese, dopo la decisione di recedere dal Consorzio Farmaceutico Intercomunale, adottata dalla Commissione Straordinaria e iscritta nel piano di riequilibrio di recente approvazione da parte della Corte dei Conti. “Durante l’audizione del 12 dicembre scorso, il Collegio della Corte dei Conti ci ha richiesto un’integrazione della perizia presentata dai commissari, che assicuri una valutazione concreta e prenda atto effettivamente delle potenzialità di sviluppo del bacino di utenza, delle caratteristiche sociali e territoriali nel definire il valore di vendita delle farmacie” così l’ex assessore al Bilancio Maria Pisani, nella sua relazione di fine mandato, consegnata alla stampa il giorno della sua revoca in favore dell’avvocato Paola Tedesco. “Il bando che sarà pubblicato dovrà assicurare trasparenza, salvaguardare la pluralità e correttezza del mercato in relazione ad un tema di grande rilevanza sociale – continua la Pisani – evitando ogni potenziale monopolio o creazione di una posizione dominante nel mercato della salute cittadina”.  Vendere le farmacie non era nel programma elettorale dell’attuale amministrazione guidata dal sindaco Cristoforo Salvati. “Quando ci siamo insediati il Comune non era più socio del Consorzio e l’assemblea consortile aveva preso atto del recesso – spiega il Presidente del Consiglio Comunale Mario Santocchio – la vendita delle farmacie è un punto essenziale della relazione della Corte dei Conti. Sempre i commissari avevano dato incarico ad un professionista per una perizia estimativa del valore di vendita delle nostre farmacie”. Un incarico affidato al commercialista di Avellino dottor Donato Madaro, per un compenso di circa 12.600 euro iva compresa. Una relazione di circa 40 pagine, recepita dall’attuale amministrazione comunale. “La stima effettuata per tutte le  farmacie, era compresa tra un valore minimo di 1.047.000 euro e un valore massimo di 3.987.000 euro – chiarisce Santocchio – recependo però le indicazione dei giudici contabili, alcune settimane fa, con il sindaco Cristoforo Salvati e l’avvocato Pisani avevamo incontrato il dottor Madaro, chiedendogli di rivedere la perizia applicando un coefficiente maggiore. Il valore finale di tutte e 5 le farmacie dovrebbe essere superiore ai 7 milioni di euro”. Nel piano di rientro è stata contabilizzata un’entrata di circa 3 milioni di euro, questo significa che la vendita sarà limitata al raggiungimento di tale somma. “Prevediamo un bando in cui sarà possibile partecipare anche per una o più farmacie, questo per permettere una più ampia partecipazione e pluralità nelle offerte” aggiunge Santocchio. In attesa del bando, il Comune di Scafati stipulerà convenzione con il Consorzio per la loro gestione. L’azienda, nonostante il recesso scafatese, ha infatti continuato a gestire le farmacie in questi mesi, garantendo il servizio pubblico ma anche i livelli occupazionali. La convenzione prevede la gestione a carico del Cfi con la divisione degli eventuali utili o perdite con Scafati, che resta a tutti gli effetti proprietaria delle farmacie. Un affare milionario, considerato che ogni singola attività ha bilancio in attivo. Nel 2017 il loro fatturato complessivo è stato pari a 3,7 milioni di euro dei quali 1,4 proveniente dalla sola farmacia del centro Plaza, senza dubbio la più appetibile. Alla luce dei fatturati prodotti, più volte le forze consiliari di opposizione avevano sollevato il dubbio: “ma non è economicamente più vantaggioso la loro gestione, piuttosto che la vendita?”. L’amministrazione si è però difesa: “E’ nel piano di riequilibrio, impossibile tornare indietro”.

Adriano Falanga