Angri. Verso il voto: visioni cittadine. Il Massimo della “ragione”

Certo è difficile proporre e fare metabolizzare una certa qualità a una cittadina abituata precipuamente al calore e al folklore del “ciuccio vola” elettorale e del facile entusiasmo

Massimo Padovano cover
Massimo Padovano cover

Lo spessore intellettuale e professionale di Massimo Padovano non si discute. Provoca un irritante fastidio che possa essere stato accostato a malsane e stantie logiche politiche, retaggio del fine secolo scorso e puntualmente riproposte da vecchie “baronie paesane” che hanno pensato erroneamente di potere e sapere ancora “dettare” le regole al designato. Padovano, oltre alla fine intelligenza ha, per curriculum e retroterra culturale, un indiscusso spessore, competenza e, sicuramente, una visione per costruire una struttura organizzativa complessa ed efficace per il sistema paese e nella macchina amministrativa.

L’errore fatto, forse, nei primi approcci è avere gravitato nell’orbita degli ex sindaci di Angri dell’ultimo trentennio e passa. Un “conclave” discutibile e contrastabile. Irreale. La politica del conclave ha proliferato in una fase particolare che viveva “ignorante” e sostenuta dai trasferimenti statali. Una condizione favorevole anche al più lesto, ma non intelligente, dei “ragionieri” che sapeva crearsi il “consenso” attraverso la mutazione del diritto di cittadino in “favore politico”. Dispiace non potere disporre più in campo su una preziosa intelligenza da prestare a una città che ha bisogno di una visione che vada oltre l’attribuzione dello stipendio ad assessori “nullafacenti” e senza mestiere o sindaci improvvisati che la mattina interagiscono in modalità “random”. Conoscendo in minima parte il percorso professionale di Padovano certamente avrebbe potuto coinvolgere “a vota bona” nuove menti nel suo progetto politico “in nuce”.

Imporre un progetto.
Certo è difficile proporre e fare metabolizzare una certa qualità a una cittadina abituata precipuamente al calore e al folklore del “ciuccio vola” elettorale e del facile entusiasmo. Gli entusiasmi e i focori spesso si assopiscono già nella notte del ballottaggio con la simbolica “liberazione” del comune e relativa processione del neo sindaco per le strade cittadine. Un rituale di consegna “forzato” che il popolo lascia nelle mani del primo cittadino che, già dal giorno 1 di mandato, sarà alle prese con cervellotici equilibri da mantenere e spartenze da onorare, a prescindere. Sono pochi a pensare di dare effettivamente piena fiducia alla competenza e alla visione di un sindaco generando quindi problemi e criticità per la cittadina.

Un punto di svolta.
Credo che Massimo Padovano, come tanti altri della sua generazione possano e debbano rappresentare un punto epocale di svolta, la soluzione per uscire dal fenomeno della “ruota del criceto”. La città non può ruotarsi continuamente intorno, accontentarsi “bolliti”, pensionati in cerca di uno stimolo o masanielli che hanno fatto le loro “trastole” e che ora si celano sotto le mentite spoglie del rinnovamento. Non si può tornare a votare attingendo dal mercatino dell’usato logoro. Non fatevi ancora del male.

Dieci anni di “scuorno”.
Lo “scuorno” dell’ultimo decennio è sotto gli occhi di tutti. Il rinnovamento deve alimentarsi dall’intelligenza, dalla lungimiranza e dall’approccio nei confronti della città: vivendola anzitutto quotidianamente e sapendo gestire con competenza tutte le fasi, i carichi, i processi amministrativi e politici derivanti e conseguenti. Massimo ha ragione, Angri deve essere “un luogo “privilegiato” d’incontro e confronto aperto tra persone libere e perbene: un laboratorio di costruzione di nuovi modelli di cultura pubblica e di ricerca competente di soluzioni concrete ai problemi della nostra comunità” vivendola con consapevolezza e senza “interessi”.
Luciano Verdoliva