Scafati. I commercianti a Salvati: “scegliamo noi l’assessore al commercio”

"Sarà espressione dei commercianti e darà il compenso in beneficenza". No al centro commerciale. Santocchio insiste: "bisogna dotarsi del Siad"

Un assessore al commercio nominato su indicazione degli stessi commercianti, e il compenso devoluto in beneficenza. Bocciatura senza se e senza ma per Alfonso Fantasia. E’ la proposta fatta da Vincenzo D’Aragona al primo cittadino Cristoforo Salvati. Il presidente dell’associazione commercianti Scafati Cresce ha voluto incontrare la stampa ieri mattina presso il noto ristorante “Il Tormentone”, di proprietà di Domenico D’Aniello, memoria storica dei commercianti scafatesi, presente anche lui all’incontro. In calendario una serie di iniziative, a partire dal flash mob che Scafati Cresce terrà con i suoi iscritti, simpatizzanti e semplici cittadini domenica mattina in piazza Vittorio Veneto. “non è una manifestazione, nessun corteo – chiarisce D’Aragona – semplicemente noi commercianti scafatesi ci incontreremo in piazza per uno scambio di idee con chi ha a cuore le sorti di Scafati”. I commercianti scafatesi alcune settimane fa diedero vita alla protesta “dei lumini”: il classico lumino funebre esposto sull’uscio delle loro attività. “Furono messi per dimostrare tutte le nostre difficoltà nell’andare avanti, la risposta è stata una repressione con l’inasprimento delle multe da parte della Polizia Municipale”. Un braccio di ferro serrato quello dei commercianti con i caschi bianchi guidati dal tenente colonnello Giovanni Forgione. Gli esercenti chiedono una maggiore flessibilità sulla sosta di cortesia, ufficialmente non prevista. “Quei pochi minuti necessari per acquistare un pezzo di pane o un pacchetto di sigarette” spiegano ancora D’Aragona e D’Aniello, contestando l’inflessibilità degli agenti. “Spesso mettono multe senza neanche avvisare, circostanza che scoraggia i clienti”. Tra le proposte, la revisione del piano parcheggi: “un nostro studio evidenzia grossi errori, tra cui il 30% di strisce bianche mancanti”. In tre anni la città ha perso, secondo i dati della Camera di Commercio, circa 100 attività commerciali. Un saldo negativo cominciato nel 2017, con l’insediamento della commissione straordinaria e che resiste ancora fino a dicembre 2019. “La città non è appetibile commercialmente, necessario garantire i servizi di base, come la pulizia dei marciapiedi, l’illuminazione”. Si ovviamente agli eventi.

“Non siamo per il singolo evento, ma per una programmazione differenziata”. D’Aragona conferma i rapporti difficili con l’amministrazione Salvati. “Ci siamo incontrati a pochi giorni dal loro insediamento, a cui sono seguiti una decina di altri incontri – aggiunge – non è stato concluso nulla. Avevamo preparato un calendario di eventi finito male. Per due ore di isola pedonale ci avevano chiesto bagni chimici e vigilanza privata”. E’ D’Aniello a rivendicare con forza il ripristino della Consulta del Commercio, unico viatico per l’istituzione di un centro commerciale naturale. “La città negli anni è cresciuta, con l’arrivo di residenti da altre città. Bisogna convincere questi nuovi scafatesi a spendere qui. Cominciamo a far rivivere la città, pulire le aiuole, le rotonde stradali, rimettere in funzioni le fontane, insomma, dare un biglietto da visita positivo della città”. L’associazione paga però il pensiero comune che li vuole politicamente vicini all’ex sindaco Pasquale Aliberti. Questo per la candidatura di D’Aragona a sostegno del forzista Antonio Fogliame. “Noi non siamo alibertiani – puntualizzano i due – non che sia un male, ma la nostra associazione nasce prima dell’ultima campagna elettorale”. E proprio durante la campagna elettorale cavallo di battaglia era il no al centro commerciale in via Luigi Cavallaro. Un progetto del Consorzio Investire Futuro in cui è socio l’attuale Presidente del Consiglio Comunale Mario Santocchio. Un no che oggi è però condizionato. “Purché sia riservato alle sole attività scafatesi, quelle già esistenti”. Una sorta di “delocalizzazione”, secondo la vision di D’Aragona.

Adriano Falanga

SANTOCCHIO: Necessario approvare il Siad

Hanno fatto molto discutere le dichiarazioni di Mario Santocchio, dove senza giri di parole diceva si a centri commerciali di medie dimensioni. Vale a dire non superiori ai 2500 mq. Tanti quanti ne sono previsti nel vecchio progetto del consorzio Investire Futuro, relativo ad un centro di medie dimensioni in via Luigi Cavallaro. In una proprietà dello stesso Santocchio, a sua volta socio del consorzio. “Sottolineavo la necessità per il Comune di Scafati di dotarsi del Siad, così come già hanno fatto tutti i comuni limitrofi”. Il Siad, che Santocchio definisce il “Puc del commercio”, è uno strumento “che serve per soddisfare la richiesta distributiva che esiste in un Comune, al fine di evitare che i cittadini vadano a spendere fuori. E’ impensabile che una città con oltre 50mila abitanti non abbia medie strutture di vendita con servizi annessi, come parcheggi. Non parlo di un mio progetto, ma della necessità di una pianificazione dell’offerta commerciale”. Il timore è che si possa aprire la città a investitori esterni, a danno dei commercianti locali. “E’ ovvio che una struttura media sia composta soprattutto da esercenti scafatesi, del resto, faccio un esempio, alla vicina “Cartiera” hanno aperto bar già presenti sul territorio. E non mi risulta che la prima sede sia stata chiusa, anzi, è stata potenziata. Il problema è uno, abbiamo una domanda interna che l’attuale rete distributiva non riesce a soddisfare, con gli scafatesi che vanno fuori. Bisogna pianificare in base alle esigenze del territorio, il Siad è obbligatorio per legge”. Ad ogni modo a ribadire il no alla nascita di nuovi centri commerciali è anche il Pd. “L’idea dell’amministrazione Salvati dinanzi alla crisi del settore commerciale scafatese è molto semplice: abolirlo – così Michele Grimaldi – nel mentre in tutto il mondo lo strumento del centro commerciale è in declino a favore degli esercizi di prossimità, la destra scafatese persiste in un modello sbagliato, dannoso e antistorico. C’è d’altronde solo un caso in cui questo modello funziona ancora: quando l’obiettivo sono le rendita fondiaria, quella immobiliare, e la speculazione”.

Adriano Falanga