Scafati. Il Caso: 33enne positivo COVID, da un mese in quarantena

Rosario è un 33enne operatore sanitario ricoverato al pneumo Covid del Covid Hospital di Scafati. Ha contratto il coronavirus probabilmente sul posto di lavoro

Scafati Ospedale
Scafati Ospedale

“E’ frustrante stare ancora qui, ma cerco di non abbattermi, almeno sto bene. Tanti altri non ce l’hanno fatta”. Rosario è un 33enne operatore sanitario ricoverato al pneumo Covid del Covid Hospital di Scafati. Ha contratto il coronavirus probabilmente sul posto di lavoro, come tanti altri suoi colleghi. Sta bene Rosario, è completamente asintomatico da una ventina di giorni oramai, ma i medici dello Scarlato non riescono a dimetterlo perché ancora positivo al tampone di verifica. Non uno, ben quattro tamponi effettuati a distanza di un paio di giorni l’uno dall’altro, hanno dato esito positivo. L’operatore sanitario è il paziente più “anziano” attualmente ricoverato, ovviamente quanto a giorni di degenza.

Ambiente amicale.

“Fortunatamente qui sono trattato bene, i colleghi sono davvero preparati e disponibili, pensate che mi fanno scegliere anche il pranzo”. Il 33enne la prende con ottimismo, del resto non può fare altrimenti, se non aspettare la negativizzazione di almeno due tamponi consecutivi. Il suo è un caso limite. “Ho avvertito i sintomi sul finire di marzo, la positività al Covid-19 mi è stata diagnosticata il 28 marzo”. L’uomo, non sposato, sa bene come isolarsi dai familiari. “Mi chiudo in una stanza, in casa indossiamo tutti mascherine. Mi viene lasciato il cibo fuori alla porta e dopo averlo consumato disinfetto tutto. Come sanifico ogni altra cosa che tocco, perfino il pavimento che calpesto per andare in bagno”. Una minuziosità derivata dalla sua professione, che di fatto evita la trasmissione del virus ai familiari.

Il contagio.

“La paura comune sia come operatorio sanitario prima che come malato dopo, è quella di trasmettere o di averlo già fatto, il virus ai familiari. Una paura che non mi ha lasciato fino a che non è trascorso il tempo necessario per escludere ogni contagio”. Un contagio che non avverrà, ma il 4 aprile Rosario è costretto a chiamare i soccorsi perché i sintomi si aggravano. “E’ un bruciore al petto – dice – una polmonite che mi costringerà alle cure ospedaliere”. Arriverà a Scafati, e da allora è ancora qui. Oramai lo conoscono tutti. “Fortunatamente non ho avuto bisogno di respirazione assistita, ma il Covid non è una passeggiata, non è un’influenza”.

Il decorso di Rosario non presenta una febbre forte. “Ho avuto febbre 38 il primo giorno, poi ad accompagnarmi una febbricola per i giorni a venire”. Tosse persistente, secca e stizzosa. “Poi la spossatezza, i primi giorni facevo fatica anche a tenere gli occhi aperti. Non riuscivo ad alzarmi dal letto”. Altro sintomo è la perdita del gusto, niente sapori di ciò che mangiava. Durerà una decina di giorni la fase acuta, poi la remissione dei sintomi e il ritorno in salute. Tutto bene, se non fosse che a distanza di un mese il calvario di Rosario, originario di Castellammare Di Stabia, non è ancora finito.

Super positivo.

E’ un “super positivo”, i tamponi di verifica purtroppo non gli danno modo di lasciare l’ospedale e tornare dalla sua famiglia e dai suoi affetti, che sente solo telefonicamente. Le giornate in ospedale passano tutte uguali, per ingannare il tempo Rosario legge, naviga sul cellulare, telefona a qualcuno. “Ho trovato molta professionalità e umanità, si preoccupano per me”. Prima o poi lascerà l’ospedale da paziente, ritornando in quello dove presta servizio, come operatore. “Sono contrario all’abuso della parole eroe, capisco la riconoscenza, ma noi siamo gli stessi che hanno trovato al loro posto, a fare il proprio dovere, anche in circostanze ordinarie, lontani dalla pandemia. Siamo gli stessi che prendono insulti, e anche schiaffi. Il nostro è un microcosmo dove stress, stanchezza fisica, emozioni di ogni tipo e anche gratificazione rendono il nostro lavoro incomprensibile agli occhi di molti” si sfoga il 33enne. “Parlo troppo, è vero, ma qui è l’unica cosa che mi resta da fare” aggiunge sorridendo. Forse già oggi un nuovo tampone, il quinto per Rosario. “Aspettiamo e speriamo, alternative non ne abbiamo”.
Adriano Falanga