Scafati. A 10 anni guarisce da coronavirus. 11 ragazzini positivi

E’ un bambino di 10 anni l’ultimo ad aver sconfitto il coronavirus. Non è l’unico bambino in città ad essere stato contagiato

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Sale a 16 il numero dei guariti dal Covid-19 a Scafati. E’ un bambino di 10 anni l’ultimo ad aver sconfitto il coronavirus. Non è l’unico bambino in città ad essere stato contagiato, l’elenco è piuttosto nutrito, e sono tutti componenti di nuclei familiari con più soggetti infetti. Sono 14 i minorenni Covid positivi, sui 61 totali registrati in città dal 6 marzo, quando l’Asl certificò il primo tampone positivo per la 67enne residente a Casalpusterlengo, a Scafati per una visita ai congiunti. La donna ad oggi attende ancora la certificazione definitiva, la buona notizia è che entrambi i due tamponi di verifica sono risultati negativi.

La guarigione per i minorenni.

Tra i 14 minorenni soltanto in tre hanno avuto al momento l’ufficialità dell’avvenuta guarigione. Un’età media di neanche 11 anni, con ben tre ammalati di appena 5 anni. In maggioranza maschietti (8) a fronte di 6 femminucce. Importante evidenziare che nessuno dei 14 ha avuto complicazioni tali da comportare un ricovero ospedaliero, e la loro convalescenza prosegue sostanzialmente tranquilla, così come quella dei loro familiari conviventi. E’ scontato aggiungere che ognuno di loro ha “ereditato” il virus da un familiare già positivo. Del resto, è questo il motivo principale che ha spinto il sindaco Cristoforo Salvati a chiedere all’Asl l’isolamento sorvegliato di quei positivi costretti a vivere in nuclei familiari numerosi. Sono stati trasferiti all’ospedale Da Procida di Salerno quattro contagiati asintomatici di un nucleo familiare di ben nove componenti, mentre al Covid Hospital di Scafati hanno trovato sistemazione altri tre congiunti: madre, padre e figlio. La loro abitazione non permetteva un idoneo isolamento, e la forzata condivisione degli spazi avrebbe certamente comportato l’emersione di ulteriori contagi in famiglia. E non sarebbe stata una novità, anzi, sui 61 casi ben 45 sono stati infettati da un familiare convivente già positivo.

Difficile capire i numeri.

Numeri non indifferenti, che danno però la reale consistenza dell’epidemia scafatese, considerato inoltre che una 15ina sono conseguenza di due casi accertati di contagio presso l’ospedale Umberto I° di Nocera Inferiore mentre altri 7 sono invece operatori sanitari. Una fotografia epidemiologica che non ha mai creato le condizioni per dichiarare Scafati città focolaio, nonostante sia seconda, quanto a contagi, soltanto alla città di Salerno. Una corretta prevenzione e informazione sulle norme per il contenimento del contagio, in uno con tanto buon senso e responsabilità, possono essere garanzie sufficienti per accompagnare gli scafatesi verso la fase 2.

Usca ferma al palo.

Resta ancora ferma al palo l’Usca, l’unità specializzata di continuità assistenziale. Medici opportunamente formati per l’assistenza e il sostegno dei soggetti positivi in quarantena domiciliare con i loro familiari. Le norme prevedono una Usca di 5 medici ogni 50mila abitanti, ma la carenza di camici bianchi ha reso possibile l’istituzione di una sola unità (con sei medici) al servizio dell’intero distretto sanitario composto da Scafati, Angri, Corbara e Sant’Egidio Monte Albino. A dire il vero l’unità, con sede ad Angri, doveva partire già da martedì scorso ma alcune formalità burocratiche (come la stipula di un’assicurazione professionale) ha rallentato la partenza, rinviata ad inizio settimana prossima.

Clima meno teso al Covid Hospital Scarlato, sulla struttura, così come nel resto di Italia, è calata la pressione dovuta all’alto numero dei ricoveri. Posti liberi in Terapia Intensiva e ricoveri non particolarmente complicati nei reparti. “Si tratta di una vera e propria eccellenza, di cui noi Medici e la popolazione tutta ne deve essere orgogliosa”, le parole del dottor Vincenzo Santonicola, presidente dell’associazione medico scientifica Anardi, a margine di un incontro con il direttore sanitario Maurizio D’Ambrosio. “Il Direttore ci ha rassicurati che la struttura ospedaliera, con le dovute e opportune modifiche, rimarrà operativa sul nostro territorio, implementandone i servizi già eccellenti, con un reparto di Chirurgia d’Urgenza e Toracica”.
Adriano Falanga