Angri. Vite belle: quella vera, fantastica e triste di Andrea

La morte si rivela sempre un guasto della vita e senza essere banali e retorici immagino che ora Andrea si possa trovare da qualche parte lì nel cosmo, forse nei pressi della Stella di Fleet

Andrea Postiglione visto da Alfredo Postiglione
Andrea Postiglione visto da Alfredo Postiglione

Una delle mie ultime telefonate con Andrea: gli proposi il progetto di uno “spazio” televisivo che sostanzialmente parlasse dei mecha robot e del genere. Di Mangatar. Qualche anno fa parlammo di tale questione. Ci incrociammo professionalmente in un progetto di cui Lui era titolare ma la cosa non ebbe slancio. Andrea: una mente brillante, elastica e giovane. Ci conoscemmo circa trent’anni fa nell’era pionieristica della televisione locale.

Un mondo di interessi.

Andrea sempre perso dai tanti interessi amava anche i robot meccanici giapponesi che negli anni settanta avevano riempito di gioia i nostri pomeriggi in bianco e nero della TV che ci offriva in prospettiva personaggi neri come Zorro e Furia. Magna, Mecha, alabarde e missili perforanti avevano dato un senso diverso e colorato alla nostra vita, ad una generazione. Da questa vita Andrea si è dovuto congedare ancora acerbo. Aveva un contagioso eclettismo.

La morte è un guasto della vita.

La morte si rivela sempre un guasto della vita e senza essere banali e retorici immagino che ora Andrea si possa trovare da qualche parte lì nel cosmo, forse nei pressi della Stella di Fleet a salutare Goldrake e Actarus rientrati stanchi dalle battaglie terresti.

Fondamentalmente dentro ognuno di noi si annida sempre un Actarus metafora del bene che pilota la grandezza meccanica del robot, che salva il mondo dalle ripetute minacce malefiche. Domani se questa epidemia cesserà d’incombere tenteremo di manovrare questi robot fantastici anche per lui. Un atto dovuto, cercando di preservare con il maglio perforante e il tuono spaziale quelle cose belle del gaio mondo.

Ciao Andrea.

Oggi non avrei voluto scrivere così di Andrea, l’ho fatto trascinandomi e implorandomi con un occhio lanciato sul mobile arancione dove conservo tutti i miei mecha giovanili e un libro di uno studio su questi robot salvifici. Spero che Andrea, da qualche ora, si possa levare tra le galassie siderali e non considerare questo pezzo un “coccodrillo”, ci avrebbe ironizzato. Noi restiamo qui “vivi anche se un po’ cambiati, siamo morti e poi più volte noi rinati”, pure per Lui. Ciao Andrea Postiglione.
Luciano Verdoliva

VIDEO – La mia ultima intervista ad Andrea. Marzo 2019.