Campania. I giorni della quarantena. La natura si riappropria dei suoi spazi

Un mese dopo il fragile e violentato ecosistema campano si presenta meno sofferto, differente: aria, fiumi e mari riacquistano gradualmente le loro naturali caratteristiche

Ambiente Inquinamento Acqua
Ambiente Inquinamento Acqua

I giorni della quarantena. La natura si riappropria dei suoi spazi, dell’aria, dei suoi mari. Un mese dopo il fragile e violentato ecosistema campano si presenta meno sofferto, differente: aria, fiumi e mari riacquistano gradualmente le loro naturali caratteristiche senza tracce della mano dell’uomo pronto a inquinare e reiterare la contaminazione ambientale.

La natura si riappropria dei suoi spazi.

Il Golfo di Napoli è diventato habitat naturale per cetacei e pesci particolari e presenta, per quei pochi che li possono vedere, intere famiglie di delfini che nuotano e si immergono nei pressi della riva, in un mare cristallino. Bella e significativa, come riporta “Il Corriere del Mezzogiorno”, l’immagine del grande polpo imperante nella banchina di Marina Grande al porto di Capri. Le immagini di “Capri news”, documentano di quanto, in queste settimane, la natura predomini nell’ambiente snaturato da cemento e scarichi in genere. Acqua cristallina come non si vedeva da anni. Quale simbolo migliore per celebrare la Giornata del mare. Acqua diafane, sono anche una positiva conseguenza dell’immobilismo dell’uomo e non solo.

Le condizioni favorevoli al cambiamento.

Chi studia flora e fauna marina resta infatti prudente e afferma, come sottolinea “Il Corriere del Mezzogiorno” che potrebbe avere inciso anche il clima particolarmente secco dall’inizio dell’anno, i venti, ma pure particolari correnti capaci di ricreare le eccezionali condizioni ambientali ormai fuori abitudine. Mari, fiumi e corsi d’acqua secondari pronti a fare riaffiorare, da melma e rifiuti, una fauna persa ma non estinta del tutto. Nella valle dell’Agro Nocerino Sarnese il fiume Sarno, considerato dagli esperti come il corso più inquinato d’Europa, sta tornando a scorrere cristallino. Dove non sono riusciti innovativi e costosi depuratori né le tante lotte sembra esserci riuscito il COVID. La preventiva e perdurante quarantena che ha vietato scarichi indiscriminati e sversamenti illeciti ha, oggettivamente, bloccato un processo altrimenti irreversibile, inimmaginabile fino qualche mese fa. Le acque fluviali e marine si stanno liberando da schiume giallastre e odori nauseabondi.

Altri fattori che avrebbero inciso.

Il “miracolo”, secondo l’articolo, e ricollegabile anche allo stop forzato delle aziende senza regolari sistemi di depurazione. Negli ultimi giorni, come riporta la cronaca, sono stati denunciati dai Carabinieri del NOE due imprenditori che continuavano lo sversamento indiscriminato. “Un mare sano è possibile anche senza pandemie, depurando tutti gli scarichi, bloccando la pesca insostenibile. Dobbiamo avere un atteggiamento più responsabile” hanno chiosato Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, e Roberto Danovaro, presidente dell’Istituto zoologico napoletano Anton Dohrn. Il “deep reset” naturale potrebbe essere un nuovo viatico per un ambiente da preservare senza imperativi. Questo virus nella sua letalità sta dettando anche nuove regole, ampie linee d’indirizzo: sociali, mediche e ambientali, ora però bisogna recepirne a fondo, e con criteri di metodo, tutte le possibili istanze per avviare il processo a nuovi stili di vita meno spinti e maggiormente preservanti.
Luciano Verdoliva