Coronavirus. “Stare chiusi in casa non è vivere”. Le lettere

Testimonianze raccolte dall'esperienza social di 'Lettere dalla zona rossa', una pagina nata a fine marzo dall'idea di un'aspirante psicologa di condividere pensieri

Vilhelm Hammershoi, Bedroom, 1890
Vilhelm Hammershoi, Bedroom, 1890

Coronavirus. “Stare chiusi in casa non è vivere”. Le lettere.

“Non mi mancano le feste. Non mi mancano le serate con tante persone. Non mi mancano le uscite. Ho una fobia sociale, quindi non mi manca tutto questo. Pero’ mi manca vivere. Stare chiusi in casa non e’ vivere. Sono una studentessa ma e’ davvero difficile riuscire a seguire le lezioni online, e’ difficile studiare, costantemente oppressa dalle mura, cosi’ oppressa che sto avendo il doppio degli attacchi di panico. Piu’ ansia. Mi e’ tornata l’anoressia che stavo combattendo anche grazie al mio ragazzo, che ora ovviamente non posso vedere. Mi manca essere libera di uscire, anche da sola, e vedere il mare, camminare, evadere da casa, dalla famiglia. Non ce la faccio più”.

Lettere dalla “Zona Rossa”.

Questa una delle tante testimonianze raccolte dall’esperienza social di ‘Lettere dalla zona rossa’, una pagina nata a fine marzo dall’idea di un’aspirante psicologa di condividere pensieri, emozioni, esperienze e riflessioni degli italiani durante l’emergenza sanitaria Covid-19. L’emergenza, difatti, assume sempre piu’ sfumature che coinvolgono la sfera psicologica delle persone, che sperimentano tante e variegate emozioni date “dai cambiamenti di vita, la perdita del lavoro”, della routine, “il distanziamento sociale. Ogni storia- scrive Lettere dalla zona rossa- merita di essere ascoltata e raccontata”. Qualcuno affida le proprie sensazioni a dei versi in poesia: “Tanto inutile. Tanto amata. Tanto disoccupata. Tanto responsabile. È cosi’ che mi sento. Piena e vuota contemporaneamente”.

E un’altra voce porta con se’ il malessere che puo’ provocare questa fase di lockdown: “Sono in ansia ma rassegnata, ma poi spero… un continuo ossimoro. Sapere che dentro di me qualcosa si sta distruggendo ma non posso fare nulla, non sapere quanto tempo rimane, sprecare il tempo rinchiusi e non accanto a chi si ama. Sono passata da odiare la vita ad esservi attaccata talmente da avere paura di sprecare il tempo”.

Ad emergere dalle lettere anonime online, c’e’ l’estrema difficolta’ di fronteggiare lo studio, la transizione al digitale, la distanza dal compagno che frantuma i rapporti e la crescente ansia di pianificare: “Pensavo fosse il periodo giusto nel momento giusto, rimettermi in carreggiata con lo studio, godermi un po’ di meritato riposo dopo l’ultimo viggio, riposarmi e dedicare del tempo a me stessa. Le mie convinzioni si sono frantumate un secondo dopo l’altro- confida qualcuna- Ho perso la casa non potendo piu’ permetterci l’affitto da fuorisede, poi ho perso anche il mio ragazzo che mi ha lasciata da un giorno all’altro, distrutto da questa lontananza e apatia. Ho sempre cercato di pianificare tutto, vivere con un obiettivo, ma in questo momento la pianificazione riflette la mia ansia dell’ignoto, pianifico anche le ore per andare in bagno per non cadere nel vuoto dell’incertezza”. Seguono altri versi e riflessioni che esprimono tutta la difficolta’ del rimanere chiusi tra le mura di casa per un tempo cosi’ lungo.

“Buio. Silenzio. È cio’ che sento, e’ cio’ che provo. Queste mura, questa gente, una trappola per me”. E le fa eco un altro italiano che scrive: “Crollo, mi rialzo, fingo di star bene e poi crollo, mi rialzo, fingo di star bene e poi…Vuoto, buio, solitudine, tristezza”. Ci sono momenti, racconta qualcuno, “in cui mi ritrovo accovacciata sul letto in preda all’ansia, nel tentativo di calmarmi. Non e’ sempre cosi’, anzi, questi giorni mi hanno aiutata molto a rallentare il ritmo sfrenato delle mie giornate e a riprendere fiato, ma a volte i brutti pensieri arrivano. Ed e’ difficile mandarli via, sapendo che non si puo’ contare sull’abbraccio delle persone care. Cerco di riprendere fiato pensando che passera’, l’ansia passera’”. Grida di dolore e sofferenza si susseguono sulla pagina Facebook e Instagram del progetto, che tra gli stati d’animo piu’ variegati e altalenanti riesce a far emergere lo spettro dei disturbi legati all’ansia, degli attacchi di panico come, anche, i disturbi dell’alimentazione.

Ansie.

“Ho 22 anni e soffro di ansia e attacchi di panico da due anni. Sono una persona davvero emotiva. Passare dall’aver raggiunto un minimo di indipendenza che mi aiutava comunque a esprimermi ad essere rinchiusa in casa mi fa impazzire. Sono aumentate le ansie che stavo imparando a gestire, le paure, i pensieri. Tra lezioni online, esami da dare non si sa come e il tenere comunque in alto le aspettative dei propri genitori- scrive una studentessa- Urla in casa di qualsiasi tipo, si parla sempre degli stessi argomenti. Mi sento triste e spesso demotivata, ho paura se penso a quando usciro’ di nuovo di casa, ho paura di vedere come il mio corpo e mente reagiranno a quello che ci circonda. Ho paura. E se non dovessi riuscire a gestire tutto questo- si domanda- come potro’ tornare a vivere? L’ho gia’ dovuto affrontare lo scorso anno, non riuscivo ad uscire di casa senza sentirmi male. Ho paura- continua- spero che tutto questo finisca presto”.

Tra ansia e voglia di tacchi.

A perdersi in quarantena c’e’ anche una buona dose di femminilita’, che le utenti sul web non mancano di sottolineare: “Vi vedo, siete li’. Su quella mensola dove vi ho lasciate l’ultima volta. Siete li’, che mi guardate e per un attimo posso anche sentirvi implorare di essere calzate. Siete li’, che mi ricordate il battito del tacco su quel parquet consumato da prove su prove, ogni giorno, negli ultimi tre anni- scrive qualcuna- Siete lì e io non ho piu’ il coraggio di indossarvi per ritornare a ballare. Le quattro mura che mi circondano sono troppo piccole per farlo- conclude- Scarpette, siete lì, su quella mensola e mi mancate!”.
Cam/ Dire