Scafati conta 36 casi positivi, c’è anche un bambino di 10 anni

Scafati. Ogni caso potrebbe, plausibilmente, essere associato ad un contatto diretto con un positivo all’interno del nucleo familiare

Coronavirus Scafati
Coronavirus Scafati

Sono 36 i casi totali positivi al coronavirus emersi dal 6 marzo a ieri 6 aprile. Tra questi quattro infermieri, due militari, un insegnante, un sindacalista, e diversi commercianti. E’ trascorso un mese da quando la 63enne di ritorno da Casalpusterlengo il 20 febbraio, risultò positiva al tampone. E’ ufficialmente la “paziente 1” scafatese, oggi ancora in quarantena perché non negativizzata. Con lei restano in isolamento altri due componenti della famiglia, mentre due sono guariti del tutto. Non è l’unico nucleo familiare ad essere risultato covid positivo.

Tutti i numeri dei “positivi”. Ecco chi sono.

Ad oggi si contano infatti 6 famiglie con la presenza di almeno due componenti contagiati. Il virus non fa differenza quanto all’età, i pazienti più giovani hanno 10 e 13 anni, mentre il più anziano 87. C’è una ragazza diventata madre da pochi giorni, e un’altra che lo diventerà a breve. Sono purtroppo 4 coloro che non ce l’hanno fatta: Giuseppe La Sala, Antonio Scialdone, Michele Sicignano e Luigi Gargiulo. Gli attuali 30 positivi, compresi gli ospedalizzati, stanno tutti in condizioni discrete mentre il 70% presentano sintomi lievi o nessun sintomo. Nonostante l’alto numero di casi, l’Asl non considera la città come zona rossa, ed esclude la presenza di un focolaio. Significa nessun caso autoctono, quale avrebbe potuto esserlo la famiglia della paziente 1, che ad oggi non ha invece contagiato terze persone oltre gli stessi loro componenti.

I contagi: le origini dei focolai.

I contagi in città sono legati a molteplici motivi, da quelli ovviamente familiari, a quelli di lavoro. Ogni caso potrebbe, plausibilmente, essere associato ad un contatto diretto con un positivo all’interno del nucleo familiare oppure a contatti inerenti le attività professionali. E’ da qui che nasce il contagio che ha portato alla morte di almeno tre sui quattro defunti. E laddove non sembrano esserci nessi familiari o lavorativi i dati evidenziano o la stretta vicinanza abitativa tra i casi “presunti isolati” oppure un familiare in precedenza “sintomatico ma guarito”.

Nessuno dei 36 casi scafatesi appare “inspiegabile”. Sono senza dubbio legati alle loro attività lavorative i contagi dei quattro infermieri, due in servizio a Scafati, uno al Pellegrini di Napoli e un altro a Castellammare di Stabia. Lo stesso per i militari, l’insegnante, il sindacalista e i commercianti (tutti con attività fuori Scafati). Era ricoverata all’ospedale Umberto I° di Nocera Inferiore la signora “paziente 36”. La donna si trovava nel reparto Chirurgia, dove in queste ore si è registrato un focolaio che ha comportato l’isolamento del reparto. Chi non ha avuto contatti diretti noti, ha invece interessi familiari e professionali in città limitrofe, il che fa dedurre ad un virus “importato” ma comunque “confinato”, grazie alle misure restrittive che a Scafati sono partite in anticipo, con la chiusura delle scuole e del mercato settimanale. La città paga senza dubbio un alto numero di casi grazie alla sua caratteristica di “città dormitorio”. Risiede qui, ma di fatto “vive” altrove, quasi la metà dell’attuale popolazione.

Restrizioni sulla spesa.

Sul fronte delle restrizioni arriva l’ultima ordinanza di Salvati. “Da oggi in poi una sola persona a famiglia potrà recarsi presso i negozi alimentari e i supermercati e non più di due volte a settimana, invitando i titolari e i gestori degli esercizi commerciali a fornire mascherine e guanti ai clienti che non ne siano dotati, prima di accedere”.
Adriano Falanga