Scafati. Inchiesta sulle farmacie, Salvati: “siamo sereni, progetto ereditato”

La Procura indaga sulla vendita delle farmacie, un affare da oltre 7 milioni di euro. Salvati: "fiducia nella Magistratura"

Fiducia nella Magistratura ovviamente, c’è stata una richiesta di acquisizione atti del pubblico ministero”. Cristoforo Salvati si dice tranquillo, l’affare farmacie comunali, sul quale la Procura di Nocera Inferiore ha acceso i riflettori, non sembra turbarlo. “Siamo sereni, la decisione di uscire dal Consorzio e di vendere le 5 cinque farmacie di proprietà comunale è in capo ai commissari prefettizi, come anche la nomina dell’esperto che ha stimato il loro valore – continua il primo cittadino – noi abbiamo semplicemente chiesto di rivedere i parametri di valutazione al rialzo, su indicazione della Corte Dei Conti, nel corso dell’audizione di Dicembre che ha comportato poi l’approvazione del piano di riequilibrio”. Una prima stima quotava le 5 farmacie fino ad un massimo di 3,8 milioni di euro, successivamente, rivedendo i coefficienti di valutazione, tale stima è raddoppiata, sfiorando gli 8 milioni complessivi. “Naturalmente sarà poi il mercato a decidere” puntualizza Salvati. Il bando non è stato ancora pubblicato, e la gestione è oggi in capo al Consorzio che sta operando senza una idonea convenzione votata dal Consiglio Comunale. Utili e perdite sono equamente distribuiti tra il comune, che resta proprietario, e il Consorzio. L’assenza della convenzione garantisce la continuità occupazionale e del servizio farmaceutico, ma di fatto rasenta l’illecito.

L’ASSENZA DELLA CONVENZIONE

“Anche qui abbiamo ereditato un ritardo della commissione”, stavolta è il presidente del Consiglio Comunale Mario Santocchio a spiegare. “Il nostro ragioniere capo si è più volte incontrato con i dirigenti del consorzio, che ricordo a me stesso essere un ente pubblico e non una società privata. Vi sono dei punti sui quali non siamo d’accordo – aggiunge – dopo essere però riusciti a rivedere al ribasso il ristoro chiesto dal consorzio”. Da 1,5 milioni di euro, l’accordo, ancora verbale, è stato chiuso in 800mila euro, da dividersi sulle 5 farmacie e a carico degli futuri compratori. Ed è qui che vi sono aspetti ancora non del tutto chiariti, perché a Palazzo Mayer più di un responsabile ha ribadito che tale ristoro non è dovuto al consorzio. Da ex socio di maggioranza (con quasi la metà delle quote detenute) il Comune di Scafati in passato di fronte alle perdite dell’ente provinciale ha ripianato somme non indifferenti. Ed era su questa posizione anche l’ex assessore al Bilancio Maria Pisani, revocata dal sindaco poco dopo l’approvazione del piano di riequilibrio.

LE PREOCCUPAZIONI

“Le farmacie del comune sono un affare appetibile e che possono attirare gli interessi anche di cordate dietro le quali si possono nascondere personaggi poco chiari – le parole del consigliere di opposizione Giuseppe Sarconio – A questo punto ci sorge il dubbio che la defenestrazione dell’ex assessore Maria Pisani sia stata voluta per qualche suo diniego su questa operazione? La presenza delle forze dell’ordine a Palazzo Mayer non giova assolutamente all’immagine della città. Ben vengano le indagini, ma politicamente non è un buon segno”. Preoccupazioni anche dalla capogruppo di Forza Italia, Teresa Formisano. “Ho sempre avuto perplessità sulla vendita delle Farmacie, esprimendo il mio dissenso anche in Consiglio quando si è discusso il Bilancio Consolidato. Avevo parlato delle anomalie che c’erano nella delibera relativa alla vendita delle cinque farmacie comunali: assenza di un piano economico-finanziario e di una valutazione reale della gestione in house. Sono garantista e spero si possa fare chiarezza su tutto questo nell’interesse della Città”. A respingere le illazioni su eventuali tentativi di speculazione è Santocchio: “E’ tutto trasparente, ben vengano i controlli. Qui non c’è trippa per gatti”. Sarà, ma ancora oggi non è del tutto chiaro se vendere le farmacie sia economicamente più vantaggioso che tenerle. “Non potevamo fare diversamente, erano decisioni già prese”, chiosa il Capo dell’Assise.

Adriano Falanga