Paura a Scafati. Operatore sanitario asintomatico COVID-19

Le sue condizioni sono buone, essendo del tutto asintomatico, ma a destare preoccupazioni è la sua attività professionale

Coronavirus Scafati Covid Hospital
Coronavirus Scafati Covid Hospital

E’ un uomo di 35 anni l’ultimo caso positivo registrato a Scafati. Le sue condizioni sono buone, essendo del tutto asintomatico, ma a destare preoccupazioni è la sua attività professionale. E’ infatti un dipendente dell’azienda esterna che cura la logistica e la pulizia del Covid Hospital Scarlato. Il 35enne è addetto alla consegna dei farmaci nei diversi reparti del nosocomio. La sua positività è stata scoperta soltanto grazie al tampone che, a distanza di quasi due mesi dalla riconversione dell’ospedale in centro di riferimento Covid, l’Asl ha fatto effettuare anche sul personale esterno in servizio alla struttura.

Le sue mansioni.

Le mansioni dell’uomo, che il direttore generale Maurizio D’Ambrosio definisce “un gran lavoratore” non prevedono la sua presenza nelle “zone rosse”, o meglio i reparti dove sono ricoverati i pazienti Covid, e quindi a rischio infezione. Questo ovviamente non può escludere il contagio, dovuto magari a qualche leggerezza o disattenzione che pure può capitare. “Appare però strano che su 200 dipendenti risulta positivo chi non ha contatti con gli ammalati” osserva D’Ambrosio. Del resto, non si può escludere neanche il contagio all’esterno, magari ad una situazione familiare particolare dell’interessato. Ma il punto non è questo, il 35enne fino alla mattina in cui è stato portato a conoscenza del risultato del tampone, era regolarmente al suo posto, a svolgere il suo lavoro. E’ questo che preoccupa gli operatori sanitari.

Rispetto delle misure di prevenzione.

“Siamo abituati al rispetto delle misure di prevenzione attraverso l’uso dei dispositivi di protezione individuale” rassicura D’Ambrosio. “Mascherine, guanti e distanza sociale. Il contagio ha bisogno di un contatto diretto, ravvicinato e prolungato, per poter trasmettere il virus – continua il direttore generale – ovviamente potrebbe anche accadere diversamente, ma non credo ci possa essere questo rischio”. L’operatore è stato posto in isolamento domiciliare con i suoi familiari conviventi, così come prevede il protocollo. La vicenda apre però un’ennesima parentesi sugli “asintomatici”, coloro che come il 35enne erano positivi senza saperlo e di conseguenza hanno svolto regolarmente le loro attività professionali.
Adriano Falanga