Pizze a domicilio. Sabato di sold out per le pizzerie

Il meccanismo del delivery sembra essere una soluzione efficace ma non ancora perfettamente oleata in grado di reggere la forte richiesta di queste settimane

Pizzerie e ristoranti
Pizzerie e ristoranti

Boom di ordinazioni.

La serata di ieri è stata la prova di carico per le numerose pizzerie che hanno riaperto da lunedì scorso solo per il “delivery”, che tradotto in italiano significa consegna domicilio. Boom di ordinazioni e personale in difficoltà per l’alto numero di richieste da soddisfare. I tempi di consegna per tutti sono slittati inevitabilmente, vista che l’unica alternativa per potere mangiare la pizza è di ordinarla, ma c’è stata anche tanta tolleranza e comprensione dei clienti.

I ritardi nelle consegne ben tollerati.

Consegne evase anche con alcune ore di ritardo. Il meccanismo del delivery sembra essere una soluzione efficace ma non ancora perfettamente oleata in grado di reggere la forte richiesta di queste settimane, essendo l’unico servizio possibile e con le limitazioni all’asporto che nei prossimi giorni potrebbero essere soggette a significative modifiche anche sulla base della recente ordinanza che autorizza il cibo d’asporto. È una settimana cruciale dove devono essere certamente fatte valutazioni anche sulla base del quadro epidemiologico ed eventuali sviluppi dopo il primo “open up” del 27 aprile e quello del 4 maggio che dà il via definitivo alla fase 2, ma con riserva.

Altre cause dei ritardi.

“C’è scarsa collaborazione durante le consegne – dice una operatrice – per evitare problemi di qualsiasi natura telefonicamente, per prevenzione, viene richiesto di presentarsi all’esterno dell’abitazione già muniti delle dovute precauzioni, ma questo in gran parte dei casi non avviene. Molti non rispondono nemmeno al telefono, altri si presentano senza mascherina, alcuni invece devono essere bussati a citofono, tanto per elencare alcuni ostacoli alla consegna” e come in tutte le altre disposizioni c’è sempre chi manca di rispetto il prossimo.

Luciano Verdoliva