Sarno 5 maggio 1998: quella notte di fango e di pianto…

Uno strazio che si rinnova a ogni celebrazione, anche oggi dopo ventidue anni resta intatto, acuito ancor di più dal un nuovo e potente dramma epidemico che impedisce di rinverdire un dolore mai sopito

Sarno frana
Sarno frana

Tutte le parole sono banali. Uno strato di pensieri poggiati sulla superficie di un solco di una ferita mai rimarginata. Il vuoto e i silenzi hanno preceduto urla e dolore. Uno strazio che si rinnova a ogni celebrazione, anche oggi dopo ventidue anni resta intatto, acuito ancor di più dal un nuovo e potente dramma epidemico che impedisce di rinverdire un dolore mai sopito. Oggi Sarno è ancora più silenziosa e vuota per chi tiene conservate nell’anima lacrime da dispensare per i propri cari caduti sotto una massa di acqua e fango in quella piovosa e ferale notte.

Incancellabile nella memoria.

Nessuna barriera sarà così potente da bloccare ogni cara immagine, l’instancabile sforzo di volontari e forze dell’ordine proprio in questi giorni di cupa pestilenza ravvivano quel funesto periodo. Ricorsi di una vita strana che ricorda l’altruismo e l’inconsapevole martirio di una comunità che visse con una profonda compostezza e con una dignità indescrivibile quella colata assassina, che seppe cambiare per sempre abitudini, modificando luoghi cerando spazi urbani incancellabili che ben presto divennero riferimenti deputati al ricordo e alla preghiera per le anime dei caduti della mala notte del Saro assassino. Caduti, per chi non seppe fuggire dalla coda assassina della lava e dei detriti.

Rovine per sempre.

Rovine che modificarono per sempre un territorio che ancora oggi lesina cure e attenzione. Sarno come Quindici ci sono rimaste infilzate dentro, sotto la pelle, simboli di un dolore incredibile e incompleto, di un riposo eterno che cerca ancora la sua definitiva pace. Quella sera il buio prevalse su ogni cosa e non ci fu luce capace di guidare verso la salvezza. Oggi i nostri volti addolorati restano celati dietro le mascherine che proteggono da una nuova minaccia. Un muto e religioso ricordo sarà celato tra le mura domestiche, ma sarà incontenibile come a ogni anniversario di quella guerra naturale, veloce ed estranea, di uomini, donne e bambini durata pochi minuti e mai definitivamente trascorsa. Eterna.
Luciano Verdoliva

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