Scafati. La storia: Il sacrificio di Olga morta troppo giovane

Si chiamava Olga, aveva appena 42 anni ed era arrivata dalla Russia a Scafati una quindicina di anni fa. Una ragazza descritta molto umile e volenterosa

Olga
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Scafati. Muore a soli 42 anni, la famiglia decide di donare i suoi organi salvando la vita a ben sette persone. Adesso a Scafati è corsa alla solidarietà affinché i resti della donatrice possano ritornare nel suo Paese d’Origine. E’ una pagina di profonda umanità quella che sta vivendo la città di Scafati in queste ore, da un lato la tristezza di una giovane mamma di 42 anni che muore, dall’altro il nobile sacrificio di donare i propri organi, restituendo vita e speranza ad altre sette persone.

Si chiamava Olga, aveva appena 42 anni ed era arrivata dalla Russia a Scafati una quindicina di anni fa. Una ragazza descritta molto umile e volenterosa, ben voluta da tutti coloro che l’avevano conosciuta. Era bella Olga, ma la sua vita era recentemente attraversata da problemi di salute che necessitavano di cure e terapie particolari e costose. “Olga voleva, e si faceva voler bene, viveva da sola con il suo gattino cieco, lavorando tutti i giorni. L’unico suo desiderio era quello di ritornare a casa dalla sua famiglia in Russia e dopo tanti sacrifici e tanto coraggio ha venduto tutti i suoi averi e comprato un biglietto di sola andata”. A raccontare la triste vicenda della 42enne è una sua amica, promotrice di una raccolta fondi per permettere alle ceneri della ragazza di far ritorno al suo Paese. Era tutto pronto, Olga doveva solo prendere l’aereo per poter riabbracciare sua figlia in Russia. Ma il Covid frena tutto, arriva il lock down. “Tutto ciò che era stato programmato è andato in fumo, costringendo Olga a vivere in una casa vuota e a dormire sopra le valigie con un biglietto aereo scaduto; ed i pochi risparmi che aveva messo da parte le sono serviti solo per sopravvivere in questo periodo”. Quando le misure restrittive cominciano ad allentarsi, si presentano i problemi di salute per la povera Olga.

L’EPILOGO

“Tre giorni fa ho ricevuto una chiamata, una triste chiamata, Olga era morta. Sei giorni prima si era presentata all’ospedale per un forte mal di testa, il 29 maggio Olga è stata sottoposta ad un intervento post ischemia cerebrale, durante un agiografia un arteria del cervello si è rotta recandole una forte emorragia cerebrale, i dottori hanno solo potuto confermarne il decesso. Olga è morta qui in Italia, da sola, senza la sua famiglia. I suoi organi verranno donati, così ha scelto la sua famiglia, Valeria, la figlia di Olga, non può venire qui in Italia per dare l’ultimo saluto alla mamma per via dei confini ancora chiusi”. Un espianto multiorgano avvenuto nella notte del 31 maggio all’ospedale Umberto I° di Nocera Inferiore. Dopo aver ottenuto l’ok alla donazione da parte dei familiari, era iniziato il periodo di osservazione da parte della commissione di accertamento di morte cerebrale coordinata dal dott. Massimo Petrosino e formata dai dottori Gaetano Aprea, Vincenzo Stridacchio e Carmine Galdi.

LA MAXI DONAZIONE

Sono stati prelevati fegato, che è stato destinato in parte ad un ospedale di Roma e in parte ad un ospedale di Palermo, i polmoni, che sono andati in un ospedale di Roma, il cuore che sarà trapiantato in un ospedale napoletano, i due reni, andati uno a Napoli e uno a Salerno, e le cornee, custodite dalla banca degli occhi Campania per essere successivamente trapiantate. “La Direzione Generale manifesta alla famiglia del donatore il proprio cordoglio per la grave perdita, unitamente alla gratitudine per la forza dimostrata, in una circostanza così tragica, compiendo tale gesto di amore e solidarietà, che regala una speranza di vita ad altre persone in attesa di trapianto” si legge in una nota diramata dall’Asl Salerno. Per volere di Olga il suo corpo verrà cremato e trasportato in Russia ma questa procedura costa tanti soldi, che la famiglia non possiede. Gli amici della 42enne hanno avviato una raccolta fondi, è possibile lasciare un contributo volontario presso una dei tanti barattolini lasciati nelle attività commerciali e bar del centro città, dove Olga viveva. Questa volta è l’Italia a dover ricambiare la generosità di Olga.

Adriano Falanga