Scafati. Un anno di Salvati, più ombre che luci

Falliti i grandi obiettivi, il primo cittadino è già ostaggio della sua maggioranza

Fattoruso Salvati Santocchio
Fattoruso Salvati Santocchio

Un anno di amministrazione Salvati. Eletto ufficialmente il 12 giugno 2019, il candidato del centrodestra Cristoforo Salvati, sostenuto da Fdi, Lega e tre civiche, la spuntò al ballottaggio per poco meno di 800 voti sullo sfidante Michele Russo, a capo di una coalizione di forze civiche di centrosinistra. Votarono poco più del 47% degli aventi diritto, meno di 19mila voti validi. Cristoforo Salvati, già candidato nel 2013, vinse con 9.683 voti. Numeri che già allora testimoniavano la forte disaffezione degli scafatesi alla politica, che contano oltre 40mila elettori. Erano gli anni dello scioglimento, e sui giornali l’inchiesta “Sarastra” aveva ancora le prime pagine. Da allora la commissione straordinaria non c’è più, e la stessa inchiesta condotta dalla Procura Antimafia, che vede tra gli imputati l’ex sindaco Pasquale Aliberti, la moglie consigliera regionale Monica Paolino e loro collaboratori, è ancora impantanata nei meandri del processo di primo grado. Doveva esserci uno scatto d’orgoglio, almeno i primi cento giorni servivano per dare un nuovo impulso e testimoniare la volontà e la dedizione della nuova classe dirigente appena eletta. “Riavvicineremo i cittadini alla buona politica” disse il neo eletto Salvati sull’onda dell’entusiasmo, lo stesso che lo spinse ad aprire anche alla minoranza. Ma le buone intenzioni si spensero subito. I primissimi grattacapi cominciarono con l’elezione del Presidente Del Consiglio Comunale, quando il consigliere anziano Alfonso Di Massa fu costretto a cedere la carica, autosospendendosi anche dai lavori istituzionali, perché travolto da uno scandalo giudiziario che lo vide finire sul registro degli indagati per un giro di presunte mazzette. Un biglietto da visita non eccezionale, per chi aveva impostato una campagna elettorale sulla parola legalità. “I primi cento giorni? Risolveremo il problema dei rifiuti, riapriremo la villa comunale, riorganizzeremo la macchina comunale, premiando i dirigenti virtuosi” confermò Salvati. Oggi la villa è ancora chiusa, e nonostante Daniele Meriani sia dimissionario da un mese circa, resta ancora il problema dei rifiuti, legato più che altro all’incapacità di far fronte all’abbandono dei rifiuti fuori regolamento, in assenza di controlli mai concretamente incisivi ed efficaci. Nessun premio per i virtuosi dei rifiuti, si era pensato ad una premialità tipo “Eco baratto” ma il progetto è soffocato in culla. Nessuna telecamera trappola, nessuna convenzione con guardie ambientali, nessuna modifica al regolamento. La Pubblica illuminazione vive di stenti, i pochi fondi intercettati sono riusciti a rattoppare ampie aree da mesi al buio, ma la risoluzione definitiva del problema è legata al totale rifacimento dell’impianto, grazie ai fondi europei. Gli stessi fondi che dovrebbero riqualificare la villa comunale, l’isola ecologica, i locali ex manifattura, Palazzo Mayer, oltre ai fondi destinati al recupero del bene confiscato alla camorra in via Aquino. Qui doveva nascere un centro di accoglienza per ragazze madri, sulla carta dovrebbe essere quasi finito, di fatto manca ancora la progettazione. Come mancano i progetti per gli altri 15 milioni di euro di fondi Pics. Non si è riusciti a far partire i bandi per la gestione dei campi da tennis e del palatenda, di nuovissima costruzione, sono oramai in mano ai vandali. E soprattutto, a rallentare tutto, è la perenne carenza di personale, che l’amministrazione si trascina dietro come una palla al piede, che ne limita, se non addirittura ne annulla,  ogni azione amministrativa. A chi tocca risolvere, e soprattutto, come? Ancora non vendute le farmacie, che in campagna elettorale dovevano invece restare. Scongiurato il dissesto grazie all’approvazione del piano di riequilibrio, salvo poi far fuori uno degli assessori più caparbi, sui 10 fino ad oggi nominati. Adottato il nuovo Pip, manca all’appello la consulta per il commercio, e qualsiasi cosa che possa avvicinarsi alle politiche giovanili o della valorizzazione turistica. La Fase 1 non è stata entusiasmante, e si chiude sulla scia di una crisi di maggioranza, con gruppi e gruppetti indipendenti dalle liste in cui sono stati eletti.

Adriano Falanga