Scafati. In città un nuovo positivo, al Covid Hospital restano solo due ricoverati

Un ragazzo 22enne è il secondo positivo rimasto in città. Reparti vuoti allo Scarlato, ma l'attenzione resta alta.

Coronavirus Scafati Covid Hospital
Coronavirus Scafati Covid Hospital

E’ tornato alle “vecchie abitudini” l’ospedale Scarlato di Scafati. Con il rallentamento dell’emergenza sanitaria gran parte della struttura, dedicata al trattamento dei pazienti Covid in questi concitati mesi di epidemia, è ritornata ad accogliere e curare pazienti con problemi respiratori. Il blocco di terapia sub intensiva Covid è stato messo in stand by due settimane fa, mentre sono riprese, in un’ala adiacente, le attività di pneumologia sub intensiva no Covid. “In tutta la struttura restano oggi due soli pazienti Covid positivi, in via di guarigione” conferma il direttore del polo ospedaliero di Nocera-Pagani-Scafati, dottor Maurizio D’Ambrosio. Sono cambiati i ritmi, è cambiata la prospettiva, ma l’attenzione resta alta e la struttura è organizzata in maniera tale da poter riprendere i percorsi dedicati al virus nel caso se ne ripresentasse l’esigenza. “Non possiamo sapere cosa accadrà in autunno, noi siamo pronti” sottolinea il manager. Al momento il Covid Hospital lavora su due fronti, il trattamento delle patologie respiratorie, per le quali era stato riconvertito dal decreto 49/2010 e la gestione dei casi Covid positivi e soprattutto sospetti. E sono questi ultimi casi che al momento animano la struttura. “Il reparto Malattie Infettive ospita i casi sospetti, cioè quei pazienti con patologie respiratorie simili al Covid. E qui vi resteranno finchè non avremo la definitiva certezza sulla loro negatività” continua d’Ambrosio. E’ infatti dal pronto soccorso Covid che arrivano i casi sospetti (l’ultimo positivo accertato una decina di giorni fa) i quali, se presentano chiari sintomi della malattia, vengono ricoverati in Malattie Infettive, in attesa dell’esito dei tamponi. Oramai gran parte di questi si rivelano essere negativi. “Solo quando avremo la certezza, questi pazienti lasceranno il reparto e a seconda dell’esigenza, troveranno posto nei diversi altri reparti”. E siccome si tratta quasi sempre di patologie del sistema respiratorio, i Covid negativi verranno trasferiti al reparto di pneumologia, o, nel caso di necessità, in rianimazione. Almeno fino a che non sarà ufficialmente dichiarata la fine dell’emergenza sanitaria, lo Scarlato resterà operativo sotto questo aspetto. C’è da chiedersi se, superato il tutto, il destino dell’ospedale sarà quello di ritornare a com’era prima del Covid, cioè polo Pneumologico senza pronto soccorso, oppure sarà potenziato e dedicato anche alle malattie infettive, con il reparto oramai a pieno regime, dopo il trasferimento dall’Umberto I° di Nocera Inferiore. Sono diversi le voci che si rincorrono, le più accreditate parlano anche di una chirurgia toracica e un pronto soccorso pneumologico, così da offrire a 360° l’intera gestione dei pazienti con patologie respiratorie. Si vedrà. Intanto l’emergenza sembra essersi fermata. “Non sono del tutto d’accordo – osserva D’Ambrosio – il virus non è scomparso, ma siamo stati noi a saperlo gestire. Abbiamo imparato a conoscerlo, grazie agli approcci terapeutici oramai in uso e a qualche autopsia in più. Abbiamo scoperto che il virus non attaccava sempre e solo i polmoni, ma poteva inferire anche sugli altri organi”. E lo hanno capito anche al Covid sub intensivo, che prima di essere messo in “pausa” ha accolto, guarito e dimesso tutti e 40 pazienti ricoverati. Nel momento in cui si è avuto un giusto approccio terapeutico, le terapie intensive si sono svuotate e oggi il virus fa meno paura. “Ma esiste ancora. Direi che anche le misure di contenimento adottato lo hanno indebolito e limitato la sua diffusione, anche se in certe aree della Nazione resistono ancora dei focolai” conclude D’Ambrosio. A Scafati intanto spunta un nuovo positivo, un ragazzo 22enne. Attende il tampone negativo un medico 62enne. “Attendo di capire da cosa devo guarire” ironizza, rimarcando la sua assoluta assenza di sintomi.

Adriano Falanga