Scafati. Dubbi sull’area ex Copmes, vendita dei lotti sotto accusa

Riflettori accesi sull'iter di gestione per il fallimento della partecipata. L'opposizione chiede chiarezza anche sulla posizione di Di Massa

area ex copmes
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Riflettori accesi sulla Scafati Sviluppo. Nel mentre la città è ancora intontita dall’emergenza Covid-19 e il dibattito politico fermo sui dissidi interni alla maggioranza di Cristoforo Salvati, qualcosa sta accadendo nell’area Ex Copmes. La curatela fallimentare nominata del Tribunale di Nocera Inferiore per la gestione del fallimento della Società di Trasformazione Urbana di proprietà del Comune di Scafati, sta procedendo alla vendita dei lotti realizzati nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’area ex Copmes. Una vendita attualmente del tutto sconosciuta al Consiglio Comunale, così come non è noto lo stato di fatto della stessa società, di cui il Comune era e resta a tutti gli effetti socio unico. A sollevare l’argomento è il gruppo Insieme Per Scafati, che in una interpellanza a firma Michele Russo, Michele Grimaldi, Michelangelo Ambrunzo e Alfonso Carotenuto hanno posto precisi quesiti al primo cittadino e all’assessore alle Partecipate, attualmente Nunzia Di Lallo. Si parte dalla rappresentanza legale della società. “Con sentenza del Tribunale Ordinario di Nocera Inferiore, sezione fallimentare, del 13/04/2017 fallimento 18/2017 veniva dichiarato il fallimento della Scafati Sviluppo s.p.a. in persona del Presidente del Consiglio di Amministrazione sig. Di Massa Alfonso – scrivono i consiglieri di opposizione – il Curatore fallimentare non assume mai la qualifica di legale rappresentante del soggetto fallito, né è responsabile per i debiti di quest’ultimo. Egli agisce unicamente in veste di ausiliario del Giudice per la liquidazione dell’attivo e la ripartizione del ricavato tra i creditori aventi diritto nel rispetto della par condicio creditorum. Solo in relazione a tale ruolo diventa sostituto del fallito, con i poteri e le finalità stabiliti dalla legge fallimentare, tuttavia, il fallito persona fisica conserva la propria capacità giuridica e di agire e l’amministratore/liquidatore della società fallita mantiene la rappresentanza sociale”. Un particolare non trascurabile, perché se è vero che la società di fatto è fallita, resta comunque proprietaria dell’intera industriale su cui operano decine di aziende. E ad oggi ancora non è stato chiarito se l’attuale consigliere di maggioranza Alfonso Di Massa, sia di fatto ancora legale rappresentante della società, con il rischio eventuale di un conflitto di interessi. Non solo, lo stesso socio unico risulta anche creditore con la stessa società per circa 500 mila euro. “L’Ente si è costituito tra i creditori nel’ambito della procedura fallimentare, e a quanto ammontano i finanziamenti erogati alla Scafati Sviluppo”. E alla luce di queste considerazioni che nasce il dubbio più pertinente. “E’ legittima la vendita fissata con Ordinanza del 25/09/2019 riguardante la piena proprietà del suolo di mq. 18730 – chiedono i quattro esponenti di centrosinistra – prefigurando una lottizzazione non approvata dai competenti organi comunali?”. O meglio, era necessario o meno un passaggio in Consiglio Comunale, essendo il Comune di Scafati a pieno titolo proprietario dei suoli? Domande che si spera troveranno risposta nel corso del prossimo consiglio comunale. La società partecipata scafatese era arrivata ad un vicolo cieco, sommersa dai debiti e incapace di poter produrre ricavi per far fronte alle insolvenze finanziaria contratte negli anni. Nel 2015 da bilancio i debiti contratti erano pari a 7 milioni di euro. Ad essere dichiarato fallito è stato il cda presieduto da Alfonso Di Massa con A.D. Mario Ametrano. Nominato giudice delegato il dottor Mario Fucito, curatori fallimentari gli avvocati Bruno Meoli di Avellino e il dottor Giovanni Faggiano di Nocera Inferiore.

Adriano Falanga