Scafati. Maggioranza litigiosa, traballa la poltrona di Santocchio

La maggioranza si ricompatta, ma contro il Presidente del Consiglio. E’ un’amministrazione anomala questa targata Cristoforo Salvati

Mario Santocchio
Mario Santocchio

La maggioranza si ricompatta, ma contro il Presidente del Consiglio. E’ un’amministrazione anomala questa targata Cristoforo Salvati, perché i più ferrei contestatori del primo cittadino (tecnicamente non è corretto chiamarli oppositori) si trovano all’interno della stessa coalizione che guida la città. Da un lato un pugno di fedelissimi, dall’altro una sempre più folta squadra che chiede da tempo “cessioni di sovranità” al sindaco. Non è tanto una guerra di poltrone, perché in un comune come quello scafatese c’è ben poco da “spartirsi”, bensì una richiesta di partecipazione e soprattutto condivisione delle decisioni importanti, anche quelle che fanno capo direttamente al primo cittadino.

Vertice decisivo per le sorti di Santocchio.

Lunedi pomeriggio nuovo vertice di maggioranza, il primo dopo lo scontro avvenuto in consiglio comunale il 23 giugno, che ha costretto il Capo dell’Assise Santocchio a sospendere e poi rinviare la seduta. Ma la maggioranza sembra ritrovare compattezza proprio sulla decisione di sfiduciare Santocchio. Una sfiducia che parte da lontano, che trova la regia fuori dai muri istituzionali di Palazzo Mayer e va concretizzandosi in diversi incontri allargati che “casualmente” si stanno tenendo in diversi locali pubblici della città. E allora, cosa ci fanno forzisti, con esponenti di Fdi e Lega, assieme ad ex amministratori della passata consiliatura, attorno ad un tavolo di un bar? Prendono un caffè, certamente, ma preparano anche la sfiducia al Presidente.

Una nuova giunta.

Non solo, lunedi sera in Biblioteca Salvati si ritroverà di fronte ad una richiesta che in queste ore raccoglie sempre più consensi: rimodulazione di giunta e delle cariche. Perché alla richiesta già formalizzata dai quattro indipendenti di Fratelli D’Italia si è accoderà anche la Lega e qualche altro esponente legato a lista civica. Un nuovo gruppo che con 7 o forse 8 componenti andrà a rideterminare gli equilibri politici. Salvati non ha alternative e sembra essere di fronte ad un vicolo cieco. Cedere significa aprire e allargare la gestione amministrativa ai suoi, il che non sarebbe un male, anzi, potrebbe essere propedeutico ad una vera azione di rilancio dell’attività amministrativa. Il condizionale è però d’obbligo, considerati i dettagli esterni in cui matura la sfiducia a Santocchio. Gli unici che in questa partita sembrano tenersi ai margini sono le civiche Insieme Possiamo e Identità Scafatese, guarda caso, le stesse in cui siedono rappresentanti nettamente schierati contro la precedente amministrazione.

Ricorsi storici.

Corsi e ricorsi storici? Non sarebbe la prima volta, la politica scafatese da vent’anni esprime la stessa classe dirigente, che come i rettili mutano pelle ma restano sempre gli stessi. In questo primo anno di governo il sindaco ha mostrato di temere fortemente eventuali ripercussioni giudiziarie sul suo operato: “sono io che rischio penalmente” ha sempre ripetuto, come ad elevare uno scudo sulla sua prerogativa di esprimere assessori, ma anche e soprattutto dirigenti e nomine fiduciarie.

Il gruppo di Alfonso Di Massa.

Avrà il week end per riflettere, al momento incassa le dimissioni del quarto assessore della sua giunta, Antonella Sicignano. Era stato lui stesso nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale a chiedere al suo gruppo di farla dimettere. Una sfida che Camillo Auricchio, Alfonso Di Massa, Paolo Attianese e Anna Conte non hanno respinto. “Il lavoro svolto in questi mesi dall’assessore Sicignano è stato davvero prezioso perché frutto di competenza, impegno e particolare dedizione. All’avvocato Sicignano va il mio grazie e quello degli altri componenti dell’Esecutivo ed un particolare in bocca al lupo per il futuro” così Salvati. Lunedi sera l’atto (forse) finale.
Adriano Falanga