Scafati. Comune verso la bancarotta: 36 milioni di passivo

Stasera i consiglieri si ritroveranno a votare il disavanzo del disavanzo. Ulteriori 9 milioni di euro circa da spalmare sugli anni a venire.

Mario Santocchio e Cristoforo Salvati
Mario Santocchio e Cristoforo Salvati

Scafati. Tempi sempre più difficili per le casse di Palazzo Mayer, stasera in Consiglio Comunale è previsto il voto al Consuntivo 2019 e Previsionale 2020. A far discutere però è il riconoscimento di un nuovo disavanzo di amministrazione relativo all’esercizio 2019, che non garantisce il soddisfacimento del ripiano dei debiti inerente il disavanzo 2016, da cui è scaturito il piano di equilibrio decennale. Insomma, a dirla in parole povere, stasera i consiglieri si ritroveranno a votare il disavanzo del disavanzo. Ulteriori 9 milioni di euro circa da spalmare sugli anni a venire.

Quanti debiti per Salvati e Santocchio.

E così il vecchio debito di 32 milioni di euro, sceso a 29 milioni nel 2018, si attesta oggi sui 36 milioni di euro. Circa 9 milioni di euro di nuovo deficit da ripianare. Tra le cause che hanno determinato il nuovo disavanzo, secondo il ragioniere capo Francesco Martellaro, vi sono la mancata realizzazione delle previste alienazione degli immobili di proprietà comunale, la mancata vendita delle farmacie comunali, eccessiva quantità dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenza esecutive, oramai fuori controllo, e dalla bassa percentuale di riscossione dei tributi. Per capirci, nel 2019 in bilancio si erano preventivati oltre 7 milioni di incasso IMU, arrivati ad appena 4 nel primo semestre. Ma è la Tari la voce che spaventa il ragioniere capo e fa tremare le casse comunali, avvicinando l’Ente allo spettro del default. Un gettito Tari 2019 preventivato in 11,2 milioni di euro, ha visto l’incasso nel primo semestre di neanche 3 milioni di euro. Non è andata meglio nel 2020, quando a fronte di una stima di entrata di 11 milioni di euro a giugno l’ufficio Tributi ha incassato poco più di 1 milione di euro. Ma l’ente continua a non incassare, sia dal ramo urbanistico (permessi a costruire e condoni) che dalle tariffe per l’utilizzo delle strutture pubbliche, ridotto a zero per l’emergenza Covid.

I nove milioni del 2019.

I 9 milioni di euro di maggior disavanzo del 2019 non hanno permesso il pagamento della quota annuale di 642mila euro relativa al ripiano trentennale del maggior disavanzo da accertamento dei residui straordinario del 2015, che scoprì un buco di oltre 19 milioni di euro. Senza copertura neanche l’1,7 milioni di euro della quota relativa al piano decennale approvato dalla Corte dei Conti l’anno scorso. Il disavanzo può però essere spalmato sull’esercizio finanziario 2020-2022, secondo i calcoli di Martellaro e la certificazione dei Revisori. Circa 3 milioni di euro saranno ripianati con il metodo Fcde in 15 anni, mentre i restanti 6 milioni saranno spalmati in quote da 2 milioni di euro nei prossimi tre esercizi finanziari. Debiti su debiti, che danno la sensazione di una lenta agonia dell’Ente, che come un malato, resta attaccato al respiratore.

Michele Grimaldi: “La situazione è drammatica, e Scafati sta lentamente scivolando, nuovamente, verso il pre – dissesto”.

“La situazione è drammatica, e Scafati sta lentamente scivolando, nuovamente, verso il pre – dissesto. Su questo le relazioni degli organi tecnici sono purtroppo esplicite – così Michele Grimaldi – Nessuna delle prescrizioni indicate dalla Corte dei conti e dal Collegio dei Revisori è stata rispettata: dalla capacità d’incassare tributi alla alienazione di immobili e servizi, dalla razionalizzazione e la diminuzione delle spese al necessario inventario del patrimonio, al fondo destinato ai crediti di dubbia esigibilità alla questione dei debiti fuori bilancio”.

Secondo il segretario PD e consigliere di minoranza: “tutto ciò avviene in un clima di assoluta mancanza di democrazia e trasparenza: ai consiglieri comunali non è stato permesso né di comprendere e discutere del bilancio nella competente commissione consiliare, Si ha quasi la sensazione che il Sindaco Don Abbondio speri quasi nel dissesto economico dell’Ente, per potere poi avere una continua scusante per la sua inefficienza e incapacità di gestire ordinario e programmazione”.
Adriano Falanga