La colazione sull’erba per i candidati angresi: tutto uguale

La maggioranza dei cittadini non crede che queste siano, comunque, le elezioni della svolta ma solo una prolungata agonia al capezzale del letto paese ucciso dall’approssimazione

I sindaci di Angri _Manet
I sindaci di Angri _Manet

La colazione sull’erba per i candidati angresi: tutto uguale.

I potenziali candidati alla fascia tricolore immaginati nel quadro di Manet: “La colazione sull’erba”. Potrebbe essere uno degli scenari immaginati per questa campagna elettorale angrese. Sbirciando fuori casa, nell’afa, si ha una certezza: in città la campagna elettorale, almeno in questa fase, si sta consumando ancora a carte coperte e con un dignitoso basso profilo. Poche le invettive in una fase ritenuta di studio ma anche d’incertezza nella compilazione delle liste, chi ci entra cerca garanzie anche in caso di flop, ed è veramente e numericamente dura. Le forze in campo sono principalmente quelle di cinque anni fa anche se distribuite, militarmente, in una diversa combinazione. Scissioni, ricicli, rimodulazioni, rigenerati e nuovi gruppi di forza fanno somigliare comunque la città di Angri ad un villaggio del medio oriente ove, liberato dalla tirannia o dal regime, si combatte per la supremazia territoriale.

Molto social.

Una campagna elettorale molto remota, sospinta più dai social che dalla effettiva presenza umana in strada, nelle case e nelle aziende, conseguenza irrimediabile del COVID e del distanziamento sociale imposto dalla pandemia del 2020. Si può giocare sulle parole, sul senso della semantica ruspante e paesana, con i colori e le forme, fare azzardi favolosi, oggi mutuati dalle vecchie campagne elettorali contraddistinte da colla “sikozel” e manifesti che allora emanavano forte l’odore dell’inchiostro della stampa. Tutt’altra cosa, una visione romantica perduta della campagna elettorale. Oggi con il caldo di agosto e il COVID in agguato si deve pensare a illustrare in maniera scientifica il proprio pensiero rivolgendo il sorriso e la tastiera allo smartphone, questo feticcio magico che decide anche il futuro di una gestione amministrativa.

Per la verità ad oggi Angri si presenta un tantino sporca, con le formiche che invadono la piazza e le opere incompiute frutto della mancata “rigenerazione urbana” di un’amministrazione composta essenzialmente da amministratori bonaccioni e goliardici che da oltre un lustro stanno beneficiando, sotto forma di compenso per le loro attività, degli “ammortizzatori sociali”. Cala il sipario su “Un periodo di merda” come lo ha definito un ex commerciante di Via Incoronati centro storico cittadino che potrebbe essere valorizzato, a giusta guisa, ma che da oltre quattro lustri non trova una concreta soluzione per essere rilanciato con la conseguente chiusura di tutte le attività che fino ai primi anni duemila persistevano nella zona. La colpa non è di nessuno ma anche di tutti, giusto per mutuare Pirandello.

Dubbi sul vero cambiamento.

La maggioranza dei cittadini non crede che queste siano, comunque, le elezioni della svolta ma solo una prolungata agonia al capezzale del letto paese ucciso dall’approssimazione e la complessiva scarsa lungimiranza. A credere in questo anche gran parte delle classi socio – economiche del paese. Il deep reset non è auspicabile in questi pochi mesi per il semplice fatto che non ci sono programmi tali da riportare alla normalità anche lo stato di cose che l’emergenza COVID, prevalendo sulla precarietà permanente, sull’esistenza di sussistenza, ha esageratamente complicato. “Questo voto sembra una gran presa per i fondelli” dice un attempato cittadino ben distanziato davanti a uno dei tanti bar cittadini, vere fucine di disquisizioni politiche. È chiara la sfiducia nella classe politica tout court.

Le stimmate sante.

Il prossimo primo cittadino che subentrerà a Cosimo Ferraioli acquisirà d’ufficio le “sante stimmate” per il coraggio e soprattutto per la capacità di aggregare coacervi umani, un precipuo elemento immancabile nelle elezioni locali frutto di cattive abitudini e della mancanza di militanza e formazione politica. In quest’ultimo ventennio è stato verificato che gran parte di chi viene eletto manifesta qualche problema relazionale con la macchina amministrava e i suoi procedimenti. Molti dei candidati hanno poi nel tempo già incassato largamente le proprie spettanze con gli ultimi due primi cittadini, ora per loro è venuto il momento della gemmazione. (Fine prima puntata)
Luciano Verdoliva