Pompei. Il mito di Arianna di scena a Stabia

Commentata e recitata dal professor Corrado Bologna, ordinario di Filologia romanza presso la Normale di Pisa, la storia dell'innamoramento della giovane cretese per Teseo

POMPEI. Villa Arianna di Stabia ha ospitato, venerdì scorso, il secondo appuntamento del ciclo “Scena mitica”. Incontri con i mondi classici, promosso dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con l’associazione “A voce alta”, per la cura di Massimo Osanna e Gennaro Carillo. Dopo Leda, è stato il turno di Arianna, il cui mito è stato commentato e recitato nella villa omonima di Stabiae. Al microfono, Corrado Bologna, ordinario di Filologia romanza alla Normale di Pisa, ha commentato diverse versioni (antiche e moderne) del mito sottolineando somiglianze di personaggi e i luoghi che lo caratterizzano (a partire dal labirinto). Il mito di Arianna narra il suo innamoramento per Teseo ed il suo aiuto per sconfiggere il Minotauro (suo fratellastro) con l’escamotage del filo per uscire da labirinto. Segue la partenza da Creta, terra nativa di Arianna, alla volta di Atene, ma durante il viaggio Teseo abbandona, a Nasso, Arianna che piange a lungo l’abbandono. Una seconda versione del mito parla del successivo accoppiamento di Arianna con Dionisio. La letteratura fa della figura di Arianna il mito della donna tradita, ripresa soprattutto nel momento dell’abbandono e delle lamentazioni, tema cantato da Catullo, Ovidio, Boccaccio e Petrarca. Abbandonata a Nasso da Teseo, Arianna dà origine nel linguaggio condiviso al modo di dire dell’abbandonare in asso. Il suo mito è stato avvicinato da Corrado Bologna a quello di Persefone, figlia di Demetra, dea delle messi. Un giorno la fanciulla fu rapita da Ade, re dell’Oltretomba che s’innamorò follemente della fanciulla. Demetra, dopo essersi vestita a lutto, cominciò a cercare la figlia e alla fine emise un urlo talmente forte che di colpo la terra diventò un deserto in cui non cresceva più un filo d’erba. Allora, il grande Zeus consentì a Persefone di uscire dall’oltretomba sei mesi all’anno e di rientrarvi negli altri sei mesi, ogni anno, come sposa di Ade. Questi due miti greci accomunano due figure femminili di grande forza e fascino, Arianna e Persefone, cariche di simbologia e di caratteristiche femminili che da sempre incarnano i due mitici personaggi. L’attrice Valentina Carnelutti indotta dai “quadri” poetici disegnati da Bologna ha recitato brani e versi in cui dramma e poesia dell’abbandono vengono condivisi in condizioni similari in epoche diverse ma sempre con la medesima intensità e passione.
Mario Cardone