Bimbo trovato moto, il Vescovo: “Orrore e pietà”

"Orrore per un atto inconsulto, dettato forse da ignoranza, paura e solitudine. Pietà per una vita recisa, come un fiore ancora in boccio in un’aiuola"

vescovo giudice
vescovo giudice

“Orrore e pietà”: il Vescovo interviene dopo il ritrovamento di un bambino in un’aiuola a Roccapiemonte. Un richiamo alla preghiera e al rispetto della vita

Orrore e pietà sono i sentimenti che, stamattina, albergano nel cuore del Vescovo, della Chiesa diocesana, e di innumerevoli onesti dinanzi alla morte di un infante, appena partorito e gettato via.

Orrore per un atto inconsulto, dettato forse da ignoranza, paura e solitudine.

Pietà per una vita recisa, come un fiore ancora in boccio in un’aiuola.

Orrore e pietà!

Mentre si discute e si rende più facile e sempre più privata la soppressione della vita, noi facciamo appello al senso di umanità, al senso stesso della vita, e ci rivolgiamo a tutti gli uomini e alle donne che ancora pensano ed amano: Rispettate la vita!

Dio, Amante della vita, ha voluto abitare il grembo di una donna – la Vergine santa – per ricordare a tutti che la vita è un dono sempre e mai può essere soppresso. Nonostante le tante correnti culturali, noi annunciamo ancora con gioia che la vita è sacra e non può essere toccata! Per i superficiali, i distratti e i cinici, oggi si alza forte la voce del Maestro che grida: Guai a voi! (cfr Mt 23, 13-ss).

Sì, sorelle e fratelli, guai a noi se non rispettiamo la vita in tutte le sue stagioni e se, con essa tra le mani, giochiamo, o commerciamo banalizzandola.

Guai a noi! Nessun programma, non rispettoso della vita, può essere proposto e reggere nelle nostre realtà.

E ricordiamo agli impauriti e sprovveduti che oggi, per legge, si può partorire presso i nostri nosocomi, rimanendo nell’anonimato e rispettando la volontà delle persone. Ed ancora ricordiamo che, per un atto di pietà, si possono lasciare gli infanti – novelli Marcellini – presso le nostre case religiose e le nostre parrocchie.

Quante coppie oggi vorrebbero un bambino e, per tanti motivi, non possono e soffrono nel sentire che la vita è gettata tra i rifiuti.

Non gettiamo la vita, non la calpestiamo e, figli del perdono, non giudichiamo senza conoscere gli abissi che abitano le nostre città.

Dio mi chiederà conto, ci chiederà conto un giorno: Come hai custodito la tua vita e la vita di tuo fratello?

Maria, Madre della Vita, ci aiuti ad accogliere l’Evangelium Vitae e a ritornare umani, rispettando i ritmi della natura e i pensieri di Dio.

Mentre Vi invito a pregare, e a stringerVi con affetto alla città di Roccapiemonte e di tutte le realtà dove la vita è minacciata, insieme impegniamoci per accogliere la vita ed ogni vita, sempre e per sempre.

Foto di Carmine Benincasa FanPage