Frane a Sarno – La testimonianza di Massimo: “Qui come il 5 maggio del 1998”

Vasche e canali: la salvezza per decine di famiglie. Hanno trattenuto il fango, ma ora vanno ripuliti. Arrivano i fondi per riordinare la rete idraulica di mitigazione del rischio idrogeologico, a Sarno si mette così in moto la macchina della sicurezza sulle opere post frana che ora sono devastate dalle colate di fango di domenica scorsa.

Tra le priorità c’è la zona di via San Vito dove la vasca San Marco ha contenuto e trattenuto diversi metri cubi di fango scivolati a valle trasportando massi e tronchi. A pochi metri decine di abitazioni scampate alla tragedia. Sono famiglie la cui unica sicurezza è rappresentata da quella vasca che ora trabocca di melma e che separa palazzi e villette dal fronte frana del monte Saro.

IL RACCONTO 

“Viviamo sempre con la paura, ma io non lascio la mia casa, qui è nato mio figlio ed io morirò qui. Ora bisogna ripulire questa vasca altrimenti ci sarà un’altra tragedia ed altri morti. ”. Lui è Massimo Scoppetta, ha la voce rotta mentre racconta la vita segnata da una tragedia, una famiglia cui manca un pezzo di cuore da 22 anni, una storia che si lega ad altre intrecciate e sfiorate in nella notte del 5 maggio 1998. Italo, suo figlio, aveva solo 8 anni in quel maggio terribile inciso nella storia di Sarno con caratteri di fuoco. Quella sera il piccolo si fece accompagnare dai genitori ad Episcopio, voleva stare con gli zii ed i nonni. Furono travolti da una valanga di fango, nessuno ne uscì vivo.

Il buio ed il dolore da allora accompagnano i ricordi della famiglia di Massimo, e si fanno ancora più vividi quando la pioggia batte sui vetri delle finestre in via San Vito, dove vivono.

E’ anch’essa una zona a rischio idrogeologico. Massimo si affaccia da una finestra di casa, poi, prende un giubbotto, lo infila di fretta e raggiunge la vasca che sta a pochi metri. E’ un’opera di ingegneria idraulica legata a briglie e canaloni che si trovano più a monte, la sua funzione è quella di contenere il fango in caso di colate rapide dal Saro.

Così è accaduto, ma è anche vero che negli anni è mancata la manutenzione ordinaria e che quella vasca in questo caso ha retto, ma potrebbe non riuscire più a farlo. I canali sono colmi di rifiuti, in alcuni aree sono svettano dei canneti che di fatto bloccano il flusso delle acque reflue. Oggi, dopo gli smottamenti di domenica, vasca San Marco è satura e sovraccarica di fango. “Abitiamo accanto e ad ogni pioggia, ogni volta che c’è allerta meteo siamo preoccupati. Domenica, però, è stato davvero terribile. Abbiamo rivissuto il terrore del maggio 1998. C’è bisogno di manutenzione altrimenti piangeremo altri morti. Io nell’alluvione di 22 anni fa ho perso mio figlio Italo, aveva 8 anni, una tragedia che porto dentro, insieme alla mia famiglia, e non riesco ad allontanarmi da casa perché qui ci sono tutti i ricordi della nostra vita con lui. Non possiamo pensare, però, di vivere nella paura perchè mancano interventi di manutenzione ordinaria ad opere che servono per la sicurezza di questi luoghi. Oggi si vede la vasca piena di fango ed è urgente intervenire, non si può attendere. In venti anni io non ho mai visto qualcuno venire in questa zona ed operare per la pulizia di vasche e canali. Le opere sono state realizzate dopo la frana del ’98, ma hanno bisogno di lavori continui per far sì che vi sia sicurezza. Il mio appello è che si intervenga subito, ora e che si continui ad avere attenzione, qui vivono tantissime famiglie”.