Scafati. Alle regionali ha perso la città. Salvati a rischio

Scafati. Alla fine perdono tutti a Scafati. L’individualismo non paga, e la terza città della provincia di Salerno resta senza rappresentanza regionale

Mario Santocchio e Cristoforo Salvati
Mario Santocchio e Cristoforo Salvati

Scafati. Alle regionali ha perso la città. Salvati a rischio.

Alla fine perdono tutti a Scafati. L’individualismo non paga, e la terza città della provincia di Salerno resta senza rappresentanza regionale. Il post – voto però consegna uno spaccato decisamente interessante che disegna la futura quanto probabile nuova geografia politica in prospettiva elezioni comunali.

Bocciata Monica Paolino.

Manca la rielezione Monica Paolino, nonostante sia risultata essere il candidato più votato a Scafati. Poco meno di 1.600 voti che portano il suo partito, Forza Italia, a raccogliere appena 2.030 consensi a fronte dei 5.700 del 2015. Nel mezzo l’inchiesta giudiziaria e le pesanti defezioni tra i suoi sostenitori. Su tutti l’ex candidato sindaco Antonio Fogliame, in questa tornata schierato a sostegno della candidatura della figlia Virgilia, tra le liste di Enzo De Luca. Ed è proprio la giovane avvocato, novizia sul panorama politico, a rappresentare l’unica novità di questa tornata elettorale.

Frana fratelli D’Italia.

Sfiorando le mille preferenze in città si classifica seconda, alle spalle della Paolino e davanti ad Alessandro Arpaia, candidato di punta di ciò che resta (politicamente parlando) dell’amministrazione di Cristoforo Salvati. Schierato in città da Edmondo Cirielli per frenare l’ascesa (inutilmente) di Nunzio Carpentieri in favore della “pupilla” Imma Vietri, l’assessore targato Fratelli D’Italia è finito terzo non raggiungendo neanche i mille voti.

Salvati e Santocchio bocciati.

Pochi, considerato che a sostenerlo vi era il Sindaco, il presidente del Consiglio Comunale Mario Santocchio e una manciata tra assessori e consiglieri comunali. Guidare la città non è stato un valore aggiunto per Fdi che sostanzialmente conferma gli stessi voti raccolti nel 2015, quando però era partito di opposizione all’armata Aliberti-Paolino. Salvati politicamente sconfitto, anche in virtù della nutrita fetta della sua amministrazione schierata addirittura con De Luca. Non tocca i 600 voti Antonella Vaccaro, esponente di maggioranza candidata con il Governatore riconfermato e sostenuta dall’assessore Raffaele Sicignano. Una dispersione di voti, tra centrodestra e centrosinistra, che alla fine ha bocciato tutti i candidati scafatesi.

Quello che resta della maggioranza è a rischio.

A onor del vero, era noto fin dalla vigilia che nessuno sarebbe stato realmente della partita, ciononostante, piuttosto che fare sintesi, l’occasione “regionali” sono state colte per determinare i futuri equilibri politici. Scompare il centrodestra a trazione alibertiana, non decolla (e non è mai decollato) il centrodestra “alternativo” di Salvati-Santocchio. La galassia di liste e candidati porta il Pd ad essere primo partito in città con scarsi 2.500 voti, seguito da Forza Italia e solo terzo Fratelli D’Italia, che raccoglie, nonostante la candidatura di Arpaia, appena 100 voti in più del M5S, che pure lascia sul campo circa 1300 voti.

Scafatesi stufi.

Insomma, gli scafatesi hanno detto basta all’eterna lotta tra Guelfi e Ghibellini nel centrodestra, senza però “premiare” nettamente il centrosinistra. Il 46% circa dei 40mila elettori ha deciso di restarsene a casa, scegliendo di non scegliere.
Adriano Falanga