Scafati. COVID-19. Riapertura parziale del COVID Hospital

Non piace ai sindacati la nuova apertura di un reparto dedicato esclusivamente ai pazienti asintomatici, in cura presso il Covid Hospital di Scafati

Coronavirus Scafati Covid Hospital
Coronavirus Scafati Covid Hospital

Riapertura parziale del COVID Hospital.

Non piace ai sindacati la nuova apertura di un reparto dedicato esclusivamente ai pazienti asintomatici, in cura presso il Covid Hospital di Scafati. Un braccio capace di ospitare fino a 20 soggetti che, provenienti dagli altri reparti, abbiano avuto la remissione dei sintomi ma siano ancora in attesa di doppio tampone negativo. Questo comporta tempi di quarantena, che in alcuni casi possono essere anche di più mesi. Allo Scarlato accade che una fetta degli attuali ospedalizzati asintomatici siano immigrati africani provenienti da focolai della piana del Sele, dove lavorano tra i campi. Le loro condizioni potrebbero, in altri contesti, autorizzare alle dimissioni con isolamento domiciliare fino al doppio tampone negativo, ma di fatto questi soggetti, vivendo in promiscuità e in condizioni disagiate, potrebbe essere veicolo di nuove infezioni, essendo comunque ancora positivi.

La decisione dei vertici sanitari.

E’ stato il commissario per l’emergenza Covid, dottor Mario Polverino, a disporre la riapertura di un blocco del terzo piano, dove ospitare gli asintomatici. Al momento sui 20 posti letto previsti ne sono occupati già 14. “A questo braccio potranno accedere anche pazienti provenienti da uno dei 2 bracci già attivi (Sub-Intensiva Pneumologia e Malattie Infettive)” scrive Polverino, purché presentino guarigione clinica, e non abbiano bisogno di assistenza. “Tali pazienti dovranno essere informati che non necessitano più di una sorveglianza costante (tranne diversa decisione su elementi nuovi) o di esami (tranne i tamponi) e che sono trasferiti al braccio a minimo carico assistenziale (Isolamento)”.

Il disappunto dei sindacati di categoria.

Una questione fortemente stigmatizzata dal Nursind, il sindacato degli infermieri. “Delle due l’una, o questi pazienti non sono bisognevoli di assistenza sanitaria e quindi la loro ospedalizzazione risulti ridondante oltre che dispendiosa per le casse dello Stato, cosa per la quale potrebbero tranquillamente essere in isolamento domiciliare, oppure lo sono e quindi il numero necessario di infermieri per turno, come da consolidata giurisprudenza e normativa, non potrà scendere al di sotto delle due unità” replica Biagio Tomasco, segretario territoriale.

“Si ritiene pertanto che la disposizione emanata sia pericolosa sia per il paziente che per l’operatore che trovandosi da solo, in caso di malore e/o infortunio, metterebbe seriamente a rischio il paziente degente”. Non solo, senza sorveglianza può capitare, ed è capitato, che gli ospiti possano allontanarsi dal reparto (non sono mica reclusi) per recarsi ai distributori automatici o incontrare fugacemente familiari per ricevere oggetti personali. E questo da positivi. “In conclusione si chiede di rimodulare immediatamente i turni di lavoro degli infermieri impegnati con gli asintomatici, ponendo l’accento sul rischio clinico elevato che si genera dalla decisione sopra emarginata”. La carenza di posti ha autorizzato la rianimazione ad accogliere pazienti anche in condizioni non critiche, che non necessitano di intubazione.
Adriano Falanga