Pompei. Restauro di una conceria pompeiana con la collaborazione pubblico – privato

La seconda fase del restauro (la prima è di 12 anni fa) della grande conceria della Regio I tornerà alla pubblica fruizione con il restauro e valorizzazione già in cantiere sulla base della collaborazione tra Parco archeologico di Pompei e UNIC – Concerie Italiane , che ne ha sponsorizzato il progetto. Iniziativa che ha dato spunto a Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei e, come tutti sanno, di casa a Pompei per sostenere e pubblicizzare la costituzione del Fundraising nel Parco Archeologico di Pompei per collaborazione pubblico-privato. Iniziativa oramai datata e mai realmente decollata a causa della scarsa propensione al mecenatismo delle Aziende Capitalistiche Italiane. “La sinergia pubblico-privato e il consolidamento tra le realtà imprenditoriali con la cultura del territorio di riferimento sono, infatti, in grado di generare nuovi processi culturali e inaspettate ricadute socio-economiche.“ E’ il pensiero di Osanna che sostiene: Le aziende che scelgono di offrire il loro sostegno attraverso sponsorizzazioni esprimono una grande consapevolezza del valore del patrimonio culturale quale bene collettivo, e lungimiranza sulla nascita di nuovi processi che derivano dall’interazione con l’arte e la cultura”. Il progetto di restauro in corso della conceria che all’epoca doveva essere posta in un’area ricca d’acqua, elemento indispensabile per la concia delle pelli, è stato di recente avviato sotto la direzione del Parco, che ne ha curato anche la progettazione. Attualmente procede la risistemazione della strada di accesso all’edificio tramite il vicolo del Conciapelle, in larga parte lacunosa e sconnessa a causa dei danni prodotti dai bombardamenti del ’43. Contestualmente si sta procedendo al restauro delle strutture di concia e nonché del triclinio estivo (sala da banchetto) dal momento che, come si dice a Napoli, in quel posto si faceva “casa e puteca”. Seguirà un allestimento didattico-espositivo dell’area, riguardante l’antico processo di lavorazione delle pelli (che praticamente è rimasto lo stesso, a parte i solventi chimici che attualmente si usano) e prevedendo anche l’esposizione o la riproduzione degli strumenti originali, proseguendo modello di “museo diffuso” ideato da Amedeo Maiuri e rilanciato con successo a Pompei dall’allora direttore generale Massimo Osanna. Sito nell’insula 5 del Regio I degli scavi di Pompei l’impianto conciario in fase di restauro fu identificato sulla base del riconoscimento degli utensili rinvenuti oltre locali di lavorazione simili a quelli delle concerie medioevali e moderne. Si tratta di un impianto della metà del I sec. d.C. ricavato da un’abitazione più antica. Le operazioni di lavorazione delle pelli si eseguivano in settori distinti: il lavaggio del pellame con sostanze maleodoranti si eseguiva nei dolia alimentati d’acqua sotto il porticato o sulle rive della foce del Sarno. La concia vera e propria (macerazione delle pelli) avveniva, invece, dentro alle quindici grandi vasche cilindriche dell’edificio. Alla fine le pelli venivano battute sotto al porticato e lavorate nei piccoli ambienti distinti sul lato est del peristilio mentre addossato al suo muro ad ovest c’è il triclinio estivo destinato agli ospiti del coriarius (conciatore) che aveva casa annessa all’opificio.

Mario Cardone