Scafati. La vicenda della studentessa bendata all’interrogazione in DAD

Interrogazione con benda davanti agli occhi. È la didattica a distanza pensata da una insegnante di latino e greco del liceo Caccioppoli. La professionista, evidentemente stanca dei sotterfugi pensati dagli studenti per averla vinta facile, come sbirciare gli appunti sulla scrivania, ha ben pensato di invitare l’alunna sottoposta a interrogazione a bendarsi gli occhi. La foto ha fatto presto il giro del web, diventando virale e suscitando palesi quanto comprensibili reazioni di stupore e rabbia. Insomma, dalle vecchi bacchettate sulle mani o alle ginocchia sui ceci alla benda per non copiare, il passo è breve, seppur intercorsi almeno 50 anni. Forse l’esasperazione della situazione in cui vive la scuola e la Nazione, forse l’incapacità di riuscire ad offrire la giusta formazione in assenza di presenza in classe, ma la decisione presa dalla docente ha provocato sdegno e indignazione. Comprensibile, del resto. In fondo chi paga le conseguenze maggiori del paradosso della Dad sono proprio loro, gli studenti. Già privati della socialità e aggregazione, vengono oggi investiti anche dall’incapacità delle Istituzioni nel dare risposte e certezze alla loro formazione e sicurezza, oltre a dover, in casi come questo, assorbire pure eventuali colpi di genio dell’insegnante, che la interroga dall’altra parte dello schermo. Raggiunto telefonicamente, il dirigente scolastico Domenico D’Alessandro ha ricostruito la vicenda, e seppur non la nega, prova a gettare acqua sul fuoco. Si è trattato di un episodio a sfondo sostanzialmente ludico, nel senso che la professoressa aveva rimproverato alcuni alunni della classe per l’abitudine di leggere gli appunti durante le interrogazioni. Quindi ha deciso di fare diversamente spiega il preside con laccordo delle ragazze più bravine, che si sono bendate con un foulard, hanno dimostrato che era possibile ottenere un buon voto anche senza sbirciare davanti, qualora avessero studiato. Secondo D’Alessandro l’episodio è stata una scommessa didattica, che non si sarebbe ripetuta con gli altri alunni. Si voleva dimostrare che era possibile studiare e sostenere l’interrogazione senza bisogno di leggere gli appunti, e il tutto, ripeto, si è svolto in una atmosfera assolutamente scherzosa.
Adriano Falanga