Scafati. Reclusi in casa per il Covid: la testimonianza

Il sistema sanitario non riesce a stare al passo con i laboratori privati. Le comunicazioni di positività effettuate dai laboratori privati non vengono processate in tempi rapidi. Intanto, in città, il rapporto tamponi/positivi è superiore alla media nazionale

Scafati coronavirus
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Scafati. Reclusi in casa per il Covid. La testimonianza

“E’ un disastro, è un disastro. Siamo letteralmente reclusi in casa”. Lo ripete due volte l’avvocato Francesco Romano, dal 7 ottobre finito nell’incubo Covid. Volto noto in città, il legale è stato a lungo sintomatico, febbre persistente, dolori e tosse. Ma una volta scomparsi i sintomi, è finito nel vortice del caos che regna all’Asl, dove oramai da giorni è completamente saltato il sistema di tracciamento e monitoraggio dei casi positivi e contatti diretti. Complice anche l’avvio dei test effettuati dai laboratori privati, l’azienda sanitaria sembra aver perso di vista la reale portata dell’epidemia, non solo, c’è palese difficoltà nel fare i tamponi e restituire i risultati.

L’odissea dell’avvocato Romano.

L’odissea dell’avvocato Romano è la fotografia di altre decine di casi simili. “Siamo in isolamento fiduciario dal 7 ottobre. Il giorno 11 arriva il mio esito”, ricorda il professionista. La sua malattia non è stata mai nascosta, in un primo momento l’avvocato sceglie di darne testimonianza sul web, affinché “il mostro non l’abbia vinta” e soprattutto per sensibilizzare alla prevenzione e stigmatizzare pregiudizi e discriminazioni che vede il soggetto positivo al Covid come “l’appestato del secolo”. “Il giorno 17 ottobre arriva l’esito del tampone di mia moglie – continua Romano -. Delle mie figlie non si sa nulla. Dovrei essere in quarantena sino al 25 ottobre secondo il vecchio DPCM ma intanto non ci chiamano per il secondo tampone i cui esiti chissà quando arriveranno”.

Attività sospese per quarantena.

Titolare di un noto studio legale, Francesco Romano è costretto a sospendere le attività. Con lui finiscono in quarantena preventiva anche i suoi quattro collaboratori”. “La situazione è drammatica anche per loro – aggiunge -. Fatti i tamponi otto giorni fa, ad oggi ancora non si conosce l’esito”.

Quasi dieci persone tenute in stand by dalle loro attività quotidiane non tanto dal virus, ma dal sistema territoriale andato letteralmente in tilt. Colpa certamente di chi, avendo previsto la seconda ondata, non ha strutturato un idoneo, efficace ed efficiente servizio. Decine i casi che sfuggono all’Asl, soprattutto quando i test vengono effettuati dai laboratori privati. Il centro comunica l’esito al coordinamento di prevenzione, ma sia la registrazione che il tracciamento dei contatti molte volte sfugge. Ai soggetti positivi, quasi sempre asintomatici o lievi, viene detto semplicemente di rispettare la quarantena. Ma è solo l’inizio di un incubo senza fine.
Adriano Falanga