Angri. Il “Caffè delle Fontane” offre dolce e salato a chi é in difficoltà

Angri. Un atto di generosità per combattere lo spreco e allo stesso tempo aiutare chi in questo periodo ha più bisogno. L’idea del bar "Caffè delle Fontane"

Giuseppe Cesarano
Giuseppe Cesarano

Angri. Il “Caffè delle Fontane” offre dolce e salato a chi è in difficoltà.

É cibo rimasto invenduto, appositamente confezionato in sacchetti e posto all’ingresso del locale. Un atto di generosità per combattere lo spreco e allo stesso tempo aiutare chi in questo periodo ha più bisogno. L’idea del bar “Caffè delle Fontane” è molto semplice: il cibo invenduto nel corso della giornata viene raccolto in sacchetti e lasciato la sera all’esterno del locale, a disposizione di chi lo vuole o chiedendolo in completo anonimato, così come ha spiegato sulla sua pagina Facebook Giuseppe Cesarano, proprietario del bar, 30 anni, nativo di Casola di Napoli che a soli 23 anni investì tutto su questa attività di Angri che ora gestisce con la moglie, ideatrice dell’iniziativa. Insieme stanno portando avanti questo gesto di solidarietà verso gli angresi, nei cui confronti si sentono in debito per l’accoglienza e l’affetto ricevuto in questi anni.

Un aiuto concreto.

“La sera – scrive Cesarano – mi capita spesso di buttare qualcosa rimasto della giornata. Questo periodo che stiamo vivendo mi avvilisce perché comunque la situazione non è delle migliori. Quindi per chi ha bisogno lascio fuori delle buste contenenti cibo salato e dolce, oppure chi lo vuole mi può contattare in privato nell’anonimato più assoluto. Un po’ alla volta – conclude Cesarano – ci rialzeremo.”

Lodevole iniziativa.

Un bella e meritevole iniziativa, quella del Caffè delle Fontane di Angri, che potrebbe essere allargata a tutti i bar e magari a tutti i panificatori o a quelle attività commerciali che, ogni sera, sono costrette a mettere al macero la loro merce invenduta. Un progetto che vedrebbe il coinvolgimento di associazioni di volontariato e di assistenza impegnate nella raccolta sui territori dei beni lasciati dalle attività e nella conseguente consegna a chi ne ha bisogno e a chi ne fa richiesta. Si creerebbe una bella e forte rete di solidarietà, in grado di coinvolgere le persone e le loro attività, un nobile modo per sentirsi parte attiva di una comunità in questo periodo di enorme difficoltà per tutti.

Aldo Severino