Pagani. Natalia l’amore per la scrittura contro le avversità e la sua disfagia

"UN BENE DI UNA VITA" il libro autobiografico scritto per raccontarsi ma anche per parlare di patologie quali la disfagia psicologica

Natalia Marrazzo
Natalia Marrazzo

Pagani. Natalia l’amore per la scrittura contro le avversità e la sua disfagia.

Natalia Marrazzo. Ha 39 anni, originaria di, Pagani (SA). Scrive per raccontare la sua storia: “Soffro di una malattia molto comune, la disfagia psicologica. Questo problema di salute e ‘sorto all’ età di 11 anni. Poiché non riuscivo a spiegare a parole la malattia, per anni, i miei genitori, mi hanno curata tramite una dietista del nostro natio paese pensassero che fosse anoressia, invece non era questa la malattia. Non seguivo la dieta che mi prescrisse la dietista, la facevo a modo mio e questo lo fatto per molti anni. Tutta la mia adolescenza, auto distruggendomi da sola. Verso i 17 anni, inizio ad accusare problemi di colecisti. Avevo dei micro calcoli. A 22 anni, un giorno d ‘estate, precisamente il 7 Agosto 2003, ebbi la pancreatite. A salvarmi la vita quella maledetta estate 2003 è stato il Professore Luigi Santini, originario di Napoli. Per riprendermi dalla pancreatite, ci sono voluti molti anni, dato che avevo sempre i valori del pancreas alti. Dopo tre anni, lentamente, iniziai a riprendermi. I valori del pancreas iniziavano lentamente a normalizzati. Nel 2006,io e la mia amata famiglia, scoprimmo che mia madre, di nome Rosa Cardillo, ha un tumore al colon. La mia dolce mamma, muore dopo tre anni, il 16 Febbraio 2009. Nello stesso anno decisi di scrivere il mio libro autobiografico, titolo “Un bene di una vita”. Tengo a precisare redazione, che nella mia biografia non racconto il problema della disfagia. Volli lasciare la biografia come la scrissi nel 2009. Non volli prolungarla. Presentai il mio libro autobiografico solo dopo alcuni anni, cioè, nel 2015. Un bene di una vita Pagani – 28 Dicembre 2015. Faccio un salto indietro. Nel 2013,mio padre, di nome Gerardo, vide che peggioravo e che mangiavo pochissimo, non stavo bene, decise di contattare il Professore del nostro paese natio, Franco Contaldo”.

“Il professore, mi fece ricoverare presso il suo reparto del secondo Policlinico di Napoli ad Aprile 2013. Stetti ricoverata quindici giorni. I medici del Policlinico capirono che si trattava di disfagia psicologica e mi affidarono a una bravissima psichiatra e psicologa, la Professoressa Diana Galletta, dove sono in cura da otto anni.Ora faccio il day hospital ogni venti giorni. In questi anni, ho raccontato questa paura di deglutire i cibi solidi alla psichiatra . La professoressa, mi ha detto che questo mio problema a deglutire sono dovute a molte fobie. Pesavo quando fui ricoverata il 2013, 33 kg. Ora peso 39 kg. Proprio a causa della malattia, non lavoro. Non sono ne sposata e ne fidanzata. Ho una passione nella vita, scrivere piccoli romanzi d ‘amore.”

L’intervista.

Una vita complessa che Natalia ha affrontato con tutta la sua forza provando a portarla sul verso giusto. Una lezione importante che in questo momento ci induce a prendere atto che al di là delle criticità la vita è un dono prezioso.

Quale è stato il tuo rapporto con il mondo della scuola?
I mio rapporto con la scuola non è stato positivo per varie vicissitudini. Non sono stata compresa. Mi sono sentita isolata

Quale è la cosa più fastidiosa di questa patologia  ma anche se hai mai tratto spunti  positivi…?
Spunti negativi, perché mi ha allontanato con il mondo esterno.
La cosa più fastidiosa  di questa malattia, che mi porta a isolarmi. Non posso condividere nessuna serata  con nessuno a mangiare una pizza o a andare al ristorante

Cosa ti ha dato la forza di andare avanti?
La forza di andare avanti  è la mia voglia di vivere  e di riconquistare la mia autostima  e tanto anche la mia famiglia  e la vicinanza
di qualche amica/o

Che messaggio vuoi lasciare a chi leggerà queste parole?
Il messaggio che voglio lasciare da questa mia intervista, è a chi vive la mia stessa situazione e di essere caparbi nel lottare  a sconfiggere  questa malattia e  a non farsi sconfiggere. Mi spiego meglio: questa malattia, tende a isolarti e a non credere più in se stessi. Allora a gran voce vi dico: lottate, cercate di credere in voi stessi. Di cercare quella luce  che c’è in fondo a questo tunnel. Tutto ciò, avviene,  lavorando su noi stessi  chiedendo aiuto a persone competenti, la famiglia e gli amici più cari.
Forza Natalia, straordinaria donna dell’Agro – Sarnese – Nocerino.