Scafati. Matrone: “Il deposito ACSE non poteva essere venduto”

L’Acse, nella persona dell’amministratore unico Giovanni Marra, aveva chiesto un parere legale sulla transazione portata a termine dalla curatela fallimentare nominata dal Tribunale Fallimentare di Nocera Inferiore

SCAFATI. “L’area oggetto di trasferimento da parte del Tribunale di Nocera Inferiore a favore della Esposito srl deve essere ricondotta nell’alveo del patrimonio indisponibile dell’ente comunale ovvero della Società di Trasformazione Urbana fallita, e dunque non assoggettata ad espropriazione”. E’ categorico l’avvocato Ippolito Matrone, l’ex deposito dei mezzi Acse nell’area industriale ex Copmes non poteva essere venduto dalla curatela fallimentare, ad una azienda il cui rappresentante legale è anche il presidente del consorzio di imprese che operano al suo interno. A chiedere un parere legale all’esperto legale in materia urbanistica, è stata l’Acse nella persona dell’amministratore unico Giovanni Marra. Al manager della partecipata scafatese non era apparsa del tutto chiara la transazione portata a termine dalla curatela fallimentare nominata dal Tribunale Fallimentare di Nocera Inferiore, a seguito del fallimento della Scafati Sviluppo. La partecipata era nata nel 2004 con l’unico scopo di curare la reindustrializzazione dell’area ex Alcatel Cavi, la cui proprietà è in capo al Comune di Scafati. L’area, che il Comune aveva concesso in comodato all’Acse per il deposito degli automezzi dediti alla raccolta dei rifiuti, era parte del lotto destinato, secondo il progetto elaborato da Giugiaro Architettura, alla realizzazione di uffici, nello specifico la finalità era il parcheggio degli autoveicoli. “E’ possibile il loro conferimento in proprietà a soggetti terzi, purché questi rispettino il vincolo di destinazione all’uso pubblico, tali beni, tra l’altro, sono inespropriabili” specifica Matrone nella sua relazione. “L’area oggetto di assegnazione è pari a mq. 13.600. Ciò implica che la curatela fallimentare ha frazionato il lotto in spregio della destinazione pubblica che prevedeva, nella predetta area, la realizzazione del polo direzionale, necessitante della superficie scoperta di cui al progetto dello studio Giugiaro. Va segnalato anche che da una verifica espletata presso il competente ufficio tecnico, non è stato possibile reperire nessuna pratica urbanistica la quale legittimi siffatti frazionamenti”. Pertanto secondo l’avvocato Matrone “non vi è certezza circa la conformità urbanistica delle opere ivi insistenti, e potrebbe sostanziarsi una sorta di lottizzazione cartolare”. La relazione del professionista è stata trasmessa dalla partecipata a Palazzo Mayer, unico legittimato a ricorrere contro la vendita. “Il Comune non si accorge che un “suo” terreno viene venduto a 20euro al metro in una zona industriale, la ex Copmes, ben servita, recintata da alcuni lati, asfaltata pure in parte, fronte strada, con altissima, se non certa, possibilità di essere pure edificabile – polemizza il consigliere di minoranza Giuseppe Sarconio – non solo, chi l’ha acquistata a circa 270Mila euro, la voleva fittare poi al Comune a circa 7mila euro al mese” svela l’esponente del M5S.
Adriano Falanga