Pompei. Per Osanna sarebbero stati gli etruschi a fondare Pompei

Secondo Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei, alla guida anche della direzione generale dei musei Mibact, sarebbero stati gli etruschi i fondatori di Pompei, tracciando la sua originaria configurazione tra la foce del Sarno e il mare ed organizzando il reticolo di strade “seguendo il cielo e le stelle” d edificando i primi santuari, sulla via che dalla città portavano al porto, snodo dei traffici commerciali. L’ipotesi coltivata nel tempo e già stata anticipata nell’ambito di alcune mostre in cui sono state studiate le influenze greche ed etrusche nella configurazione urbanistica della Città a Antica in cui si è creata nei fatti la mescolanza con la popolazione locale (Osca) sottoposta in un primo tempo ai sanniti e successivamente ai romani. Le ipotesi di Osanna sono partite dall’analisi dei materiali ex voto scavati nel Fondo Iozzino (fuori le mura della Pompei Antica). La loro analisi fa risalire quel luogo di culto al VII secolo a.C. di un Santuario abbandonato al momento dell’eruzione del 79 d.c. Recenti indagini hanno dato risposte ai pochi segreti rimasti irrisolti sull’antico santuario con il chiarimento della sua funzione religiosa e soprattutto la presenza di una componente nobile di origine etrusca tra le popolazioni osche sottomesse nei secoli successivi dai romani. L’analisi delle strutture edili e dei reperti rinvenuti tra due recinti paralleli (temenos) con basamenti, tra cui tre statue di grandi dimensioni di divinità femminili in terracotta, consentirono l’identificazione di un antico santuario extraurbano, costruito come era nell’uso dell’epoca in prossimità degli snodi di importanti vie di collegamento. Le indagini successive (le ultime nel 2014 e nel 2017) hanno restituito molti reperti tra i quali ceramiche a vernice nera, sovra-dipinta, miniaturistica e moltissimo bucchero, che consente di datare al VI secolo a.C. la piena frequentazione del Santuario, fino alla fine del II secolo. Ora in un dibattito Osanna insieme all’accademico Carlo Rescigno dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha presentato le nuove scoperte all’Accademia dei Lincei, in una tavola rotonda con Fausto Zevi, professore emerito di storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma, Carmine Ampolo, emerito di storia greca alla Normale di Pisa, Pier Giovanni Guzzo, per molti anni alla guida degli Scavi archeologici di Pompei, con l’introduzione dell’accademico Roberto Antonelli. L’ipotesi di Osanna, è quella di una città fondata e costruita nell’arco di pochi decenni da un gruppo ristretto di famiglie (forse anche schiavi liberati) “di lingua e cultura etrusca” che nella costruzione di case e templi si avvalse di “maestranze locali” (osche) Alla fine (E’ lo stesso Osanna che lo dice) non è solo etrusca l’origine di Pompei ma è il risultato di un “melting pot di culture che allora animava il territorio campano, dagli italici ai greci”. Pompei divenne una città ricca e potente, fino ad un tragico stop del 474 a.C ( battaglia navale di Cuma, che i greci vinsero contro gli etruschi) segnando il domini a Napoli e in Campania della componente greca. Pompei, che in quello “scacchiere internazionale” era schierata dalla parte etrusca finì nei secoli successivi ad assoggettarsi ai greci e ad l’assorbire nel paesaggio urbano e nella cultura la predominanza greca successivamente romanizzata.

Mario Cardone