Pompei. Progetto di compatibilizzazione urbana Eav e coesione di maggioranza

Un consigliere di maggioranza che per ricevere informazioni su evidenze interne al Comune, collegate all’esecuzione di un progetto urbanistico, rivolgesse un’interpellanza scritta al suo assessore invece di andare a visionare direttamente i carteggi, francamente non s’era ancora visto a Pompei anche se alle sorprese non c’è mai limite. Probabilmente questo atteggiamento è una delle conseguenze del # Cambiamo tutto che, ha finito col cambiare anche le regole del comportamento democratico all’interno di una stessa coalizione. Nello specifico l’interpellanza della neo consigliera comunale di Pompei sul progetto Eav Popolare appare più che altro un tentativo di distinguo di responsabilità politica nei confronti dell’opinione pubblica riguardo all’attuazione di detto progetto senza essere costretti ad uscire dalla stanza dei bottoni. Entrando poi nel merito della questione alla base del quesito indirizzato all’assessora De Martino (e a La Marca) c’è da osservare che dagli uffici competenti alla materia verrebbe fuori l’assicurazione che manca ogni fondamento all’eccezione collegato al ruolo di partecipazione (e finanziamento del progetto) della città metropolitana. A parte tutto è evidentemente lo stesso costrutto logico del quesito che non sta in piedi perché fondato su considerazioni irrilevanti. A farla breve la motivazione di fondo alla base della necessità di approvazione in consiglio comunale del progetto di compatibilizzazione urbanistica di Pompei con l’eliminazione di 4 passaggi a livello è legata al particolare che esso prevede una variante urbanistica ed è su di essa che si vota, non sulla completezza del suo finanziamento né tantomeno sull’adesione al medesimo della Città Metropolitana. Se dovessero esserci problemi del genere dovrebbero essere appianati a livello amministrativo prima dell’indizione della gara d’appalto ma è evidente che non c’è materia di contestazione alla legittimità della delibera consiliare, avvenuta durante l’Amministrazione Amitrano di cui è figlia (anche se illegittima) quella che fa capo a Lo Sapio.

Mario Cardone